Don McCullin goes digital

Letteralmente una leg­genda vivente, Don McCullin, prende in mano per la prima volta a 77 anni (quasi 78) una mac­china digi­tale.. Un video pro­mo­zio­nale di Canon (McCullin gioca infatti con una 5DMk3 e diverse otti­che fisse) che ha comun­que il pre­gio di riper­cor­rere alcuni degli scatti più belli di un foto­grafo che ha fatto la sto­ria e di vederlo in azione! Poco importa che McCullin sia sto­ri­ca­mente un foto­grafo Nikon (tant’è vero che nel 1968 una Nikon che por­tava al collo fermò un pro­iet­tile), sen­tirlo par­lare a vederlo avvi­ci­narsi alle nuove tec­no­lo­gie con lo spi­rito e l’entusiasmo di un bam­bino fanno dimen­ti­care velo­ce­mente le bat­ta­glie di marca (soprat­tutto al cospetto di chi ha pas­sato la vita tra le bat­ta­glie vere..)

July 19th, 2013 by Gianluca Colla

X100S prime impres­sioni d’uso

perspective image of the new fujifilm X100sDa qual­che set­ti­mana gioco con la nuova arri­vata di casa Fujifilm, la X100s. Sono stato e sono tut­tora un gran­dis­simo fan della pri­mo­ge­nita, la X100, che a mio parere ha segna­lato un punto di svolta nel set­tore foto­gra­fico, por­tando con se una ven­tata di aria fre­sca che ha smosso molti altri pro­dut­tori. E’ vero, non era per­fetta fin da subito: era deci­sa­mente per­fet­ti­bile, e Fuji si è dimo­strata molto pro­fes­sio­nale a rila­sciare tutta una serie di firm­ware update per miglio­rare la mac­china quanto più possibile.

Ma alcune limi­ta­zioni sono rima­ste ed ecco che a quasi due anni dall’uscita della capo­sti­pite della serie X, con la X100s Fuji riprende una for­mula vin­cente e la ripro­pone miglio­rata ed otti­miz­zata. Stessa car­roz­ze­ria ma un cuore tutto nuovo.

Questa non vuole essere una recen­sione det­ta­gliata, ne tan­to­meno una com­pa­ra­tiva tra la prima ver­sione e la seconda, ma sem­pli­ce­mente si vogliono ripor­tare alcune veloci impres­sioni d’uso della X100s. Per una det­ta­gliata recen­sione gli amici di riflessi foto­gra­fici stanno lavo­rando sodo per por­tare alla luce il prima pos­si­bile un minu­zioso articolo.

Tutto quello che posso dire è che per ora que­sti sono gli ele­menti che sal­tano all’occhio:

1– la mac­china è scat­tante, reat­tiva: si accende velo­ce­mente, regi­stra i file velo­ce­mente (se scat­tate la raf­fica da 6 imma­gini ed avete una scheda veloce, il buf­fer si libera imme­dia­ta­mente!), focheg­gia velo­ce­mente, anche in situa­zioni in cui la pre­ce­dente ver­sione andava in tilt. In situa­zioni di bassa luce, dove con la ver­sione non-s era impos­si­bile focheg­giare, qui si rie­sce ancora a sfrut­tare l’autofocus.

2– la qua­lità dei file, gra­zie all’arrivo della tec­no­lo­gia Xtrans, ha fatto un balzo in avanti abis­sale! forse chi già come me pos­siede una XPro1 o una XE1ci sarà già abi­tuato, ma se volete vedere il rumore dei file, chia­mate Sherlock Holmes… sarà dif­fi­cile tro­varlo! ora manca solo che gli ultimi pro­dut­tori di soft­ware (Aperture! Dxo! dove siete?!?) si degnino di imple­men­tare la con­ver­sione dei file gene­rati da Xtrans, e poi siamo a posto (Adobe lo sta già facendo, ma non sono ancora fan al 100% delle con­ver­sioni che offrono…). Il limite più grande che vedo qui è il dover cam­biare il pro­prio work­flow se non si è già utenti Adobe

3– quella che a mio avviso è la novità più grande è la messa a fuoco in manuale: ora è usa­bi­lis­sima. Rende l’autofocus quasi super­fluo. Si può pas­sare da infi­nito alla minima distanza di messa a fuoco con mezzo giro della ghiera, e soprat­tutto è assi­stita da due nuove fun­zioni Digital Split Image e Focus Peak. La prima è sostan­zial­mente le parte cen­trale dell’immagine divisa in più parti fino a col­li­mare al momento dell’avvenuta messa fuoco, come suc­ce­deva nelle mac­chine foto­gra­fi­che anni 70 e 80. Non ero fan allora, non sono fan nem­meno adesso (ma sono certo mol­tis­sime per­sone lo saranno). E’ la seconda fun­zione che per me è como­dis­sima. In sostanza il Focus Peak per­mette di vedere con un con­torno fra­sta­gliato gri­gio le aree dell’immagine su cui cor­ri­sponde il piano focale. Impossibile sba­gliare la messa a fuoco con que­sto sistema. Se pro­prio vogliamo essere pignoli, poter avere colori più “sgar­gianti” del gri­gio sarebbe un plus non da poco, ma Fuji per ora si è dimo­strata sem­pre attenta alle richie­ste e chissà che in un pros­simo firm­ware update non arrivi il regalo…

screenshot of fujifilm X100s

schermata della fujifilm X100S

La frec­cia indica come viene visua­liz­zato il piano di messa a fuoco

4– Alcuni siti hanno ripor­tato la noti­zia di una grossa per­dita i qua­lità d’immagine a tutta aper­ture, f 2. E’ vero, la IQ (image qua­lity) cre­sce dia­fram­mando di un paio di stop, ma que­sto è vero per ogni ottica al mondo. Io per­so­nal­mente non ho notato una qua­lità di imma­gine così bassa da non poterci fotografare.

5– Il fatto che non sia stato cam­biato il design, lo trovo un enorme plus: ho amato dal primo momento il design della X100, che mi ha dato due anni di emo­zioni foto­gra­fi­che inin­ter­rotte, e tro­varmi in mano con la sua evo­lu­zione sostan­zial­mente iden­tica a vedersi mi ren­derà il distacco dalla capo­sti­pite meno dolo­roso.. ;-)

Qui di seguito qual­che imma­gine rea­liz­zata con la X100s.

a worker in to his workshop

1/1000th sec, f11 1600 ISO

carpenter tools on a table

1/50th sec, f4 1600 ISO

a worker in sunlight in the doorway of his workshop

1/250th sec, f16 1600 ISO

1/250th sec, f5.6 1600 ISO

1/60th sec, f5.6 1600 ISO

1/125th sec, f4 1600 ISO

April 17th, 2013 by Gianluca Colla

BAGAGLIO A MANO, COME FARE LA MAGIA…

Un lungo lavoro di diverse (fin troppe!) set­ti­mane in India mi ha tenuto lon­tano dal web e dal blog, e così cerco adesso di cor­rere ai ripari…sfruttando il lungo viag­gio per un nuovo post. Infatti, oggi par­liamo di baga­gli a mano. Il pro­blema, come qual­siasi foto­grafo mai salito su un aereo ben sà, risiede nei limiti impo­sti dalle com­pa­gnie aeree, sia a livello di dimen­sioni, sia a livello di peso. Le dimen­sioni mas­sime sono più o meno stan­dard per tutte le com­pa­gnie, ovvero 56x45x25cm, anche se sui voli interni e con le com­pa­gnie low-cost, pos­sono ridursi note­vol­mente, da 50x40x20cm, fino alla dimen­sione “lil­li­pu­ziana” di 48x36x20 cm. Il peso varia invece dai 12kg (rara­mente) pas­sando per i 7 o 8kg (di norma) fino ai 5kg (diverse low cost e voli interni).

Borsa fotografica ThinkTank Airport Antidote aperta con attrezzatura Canon all'interno

L’assignment in India era deci­sa­mente una sfida a livello di “minia­tu­riz­za­zione” di baga­glio, in quanto oltre all’attrezzatura che porto nor­mal­mente, mi era richie­sto di rea­liz­zare tanto video, al punto da deci­dere di por­tare una reflex dedi­cata a que­sto uso, oltre tutto il mate­riale per la regi­stra­zione audio (alzi la mano chi regi­stra audio per i video usando il micro­fono incor­po­rato della reflex…)   Per evi­tare pro­blemi di sorta, ho deciso di tenere le dimen­sioni minime del baga­glio a mano come stan­dard, poi­ché il mio lungo viag­gio pre­ve­deva diversi auto­bus, treni, e soprat­tuto aero­plani molto pic­coli per voli interni, e ho cer­cato di “com­pri­mere” tutta l’attrezzatura in uno zaino magico… oggi non più in pro­du­zione ma for­tu­na­ta­mente com­prato prima che uscisse di scena.. il ThinkTank Airport Antidote.

Borsa fotografica ThinkTank Airport Antidote con appoggiato sopra un MacBookAir 11 polliciCome si vede dalla foto qui sopra, sullo zaino è appog­giato il mio MacBookAir 11″, ne con­se­gue che le dimen­sioni sono molto con­te­nute! infatti sono 42x31x18 cm,  que­sto zaino rispetta infatti le dimen­sioni minime del baga­glio a mano, ma in com­penso per­mette di sfrut­tare ogni cen­ti­me­tro cubo meglio di qual­siasi altra borsa che ho mai pro­vato. Il video a fondo pagina dimo­stra come, con un minimo di buona volontà e qual­che ora di trai­ning al Tetris (chi non ha mai gio­cato alzi la mano) si pos­sano vera­mente met­tere un sacco di cose den­tro uno zai­netto tutto som­mato pic­colo e discreto. Ovviamente non si può pre­ten­dere di avere ogni oggetto in uno scom­parto dedi­cato, qual­cosa all’interno della borsa và pur “impi­lato”, il fine ultimo è gua­da­gnare spazio.

Borsa fotografica ThinkTank Airport Antidote e materiale contenuto al suo interno (a fondo pagina la lista del mate­riale qui sopra)

Un det­ta­glio non indif­fe­rente è il peso: inca­strare il mate­riale per ridurre lo spa­zio è fat­ti­bile, ridurre il peso no… a sca­pito degli 8 chi­lo­grammi a dispo­si­zione dalla com­pa­gnia con cui volavo, il mio zaino ne pesava 15… giu­sto per dare un idea, pra­ti­ca­mente tanto quanto il baga­glio che ho spe­dito in stiva (con vestiti e mate­riale per 8 set­ti­mane) che ne faceva 16 di Kg… :-D . In que­sti caso, arri­vati al banco del check-in, è sem­pre bene por­tare lo zaino con disin­vol­tura, magari su una sola spalla, facendo finta che non pesi nulla…sperando che l’operatore al desk creda alle nostre doti di attori.. In ogni caso, qui il video dell “impacchettamento”:

Per finire, come già men­zio­nato in altre cir­co­stanze, di norma ho una borsa per il viag­gio ed una (in vali­gia) per lavo­rare sul campo. In que­sto caso usavo una Domke della serie “Rugged”: infatti ho sco­perto che in India le borse nere in qual­che modo “sto­nano” con i colori locali, men­tre qual­cosa più sui toni del marrone-beige-verde si mime­tizza meglio con i colei e gli usi autoc­toni. Ciò detto… buon viag­gio a tutti!

Questa la lista del mate­riale den­tro il ThinkTank Airport Antidote:

  1. Canon Eos 5D Mk3
  2. Canon Eos 5D Mk3
  3. Canon EF 100 mm Macro f2.8 L IS
  4. Canon EF 24/70 mm f2.8 L II
  5. Canon EF 200 mm f 2.8 L II
  6. Canon EF 50mm f1.4
  7. Canon EF 17/40 mm f 4 L
  8. Canon EF 15 mm f 2.8
  9. Canon Eos 5D Mk2
  10. Canon Speedlite EX 600 RT
  11. Canon Speedlite EX 600 RT
  12. piede per flash
  13. piede per flash
  14. Canon ST-E3
  15. cari­ca­bat­te­rie
  16. cari­ca­bat­te­rie
  17. 4x bat­te­rie extra
  18. LensPen clea­ner
  19. Rogue Elastici per gela­tine flash
  20. Rogue kit com­plete gela­tin per flash
  21. Rogue Flash Bender
  22. Zoom H2 regi­stra­tore Audio
  23. Piedistallo per Zoom
  24. Microfono Lavalier Sennheiser ME-4
  25. espo­si­me­tro Sekonic L308S
  26. por­ta­schede 4 x CF Sandisk Extreme Pro 8GB (95Mb/sec)
  27. por­ta­schede 6 x SD Sandisk Extreme Pro 16GB (95Mb/sec)
  28. por­ta­schede “rici­clato” come porta bat­te­rie AA
  29. HD WD 500 Gb USB 2
  30. HD WD 500 Gb USB 2
  31. HD WD 1Tb USB 3
  32. HD WD 1Tb USB 3
  33. cavi USB2 e USB 3
  34. let­tore shede CF e SD Trascendent USB 3
  35. scatto remoto Canon
  36. don­gle TriggrerTrap
  37. cavo TriggrerTrap
  38. iPhone 4S
  39. ali­men­ta­tore iPhone
  40. cavo iPhone
  41. adat­ta­tore Thunderbolt/Ethernet
  42. chia­vette Usb 3 varie
  43. ali­men­ta­tive MacBookAir 11″
  44. MacBookAir 11″ 8Gb Ram Intel i7 2Ghz (non fotografato)
April 5th, 2013 by Gianluca Colla

The Mirrorless Party, video geniale

Per chi segue il mer­cato delle mir­ror­less, ma anche per chi non lo segue per niente ed è vit­tima pas­siva dei con­ti­nui upda­tes e rumors che si sus­se­guono costan­te­mente… que­sto strap­perà un sor­riso genuino. I miei com­pli­menti agli idea­tori del video!

November 30th, 2012 by Gianluca Colla

Dall’idea alla rea­liz­za­zione di una foto

Ho recen­te­mente avuto il pia­cere di tenere una serata per Profoto (distri­buita in Italia da Grange) a Roma sull’uso della luce arti­fi­ciale in esterni e più in par­ti­co­lare nel repor­tage. Lo scopo era quello di mostrare come anche nel repor­tage a volte è fon­da­men­tale avere l’ausilio della luce arti­fi­ciale, quando quella natu­rale non vuole o non può essere di aiuto. Avrei ovvia­mente pre­fe­rito poter fare tale inter­vento in esterni, dove la simu­la­zione di un repor­tage è più facile, ma, come sem­pre mi suc­cede, il motto “se era facile, chiun­que lo poteva fare” si è ancora una volta rive­lato più vero che mai… infatti per vari motivi logi­stici mi sono tro­vato a foto­gra­fare in uno stu­dio com­ple­ta­mente bianco con sole luci arti­fi­ciali, con dei sog­getti da “diri­gere”: in altri ter­mini esat­ta­mente il tipo di foto che non fac­cio mai e che rifuggo sempre…

Per creare una situa­zione un tan­tino più con­sona alle mie abi­tu­dini foto­gra­fi­che, ho deciso di rea­liz­zare una pic­cola sce­no­gra­fia per ambien­tare uno o più soggetti. L’idea è quella di rico­struire un pic­colo came­rino di un circo, o per dirla all’inglese un “back­stage”, in cui un paio di abili (e paz­zoidi) gio­co­lieri si “scal­dano” prima di entrare in scena ed esi­birsi nel loro numero. Quindi ambiente cir­cense, came­rino, chia­ro­scuri molto intensi, ombre pesanti, colori saturi, luci molto dirette. Il pro­blema nella rea­liz­za­zione di tutto ciò è prin­ci­pal­mente nella logi­stica, dato che io vivo a Zurigo men­tre lo stu­dio è a Roma, è semin­ter­rato, alto solo 3 metri, e soprat­tuto, fino al giorno dello shoo­ting non ci sarei arri­vato e non mi sarei reso conto di cosa è effet­ti­va­mente fat­ti­bile in que­sta location. Per cui ho deciso di pro­ce­dere in que­sto modo:

1) crearmi io stesso un boz­zetto di quello che voglio rea­liz­zare: spie­gare a chi sta nello stu­dio di Roma quello che io ho in testa e cosa vor­rei otte­nere è dif­fi­cile, man­dare una foto ovvia­mente non è ancora pos­si­bile (lo sarà alla fine del semi­na­rio…), per cui armato di carta e rubati alcuni pen­na­relli colo­rati a mio figlio, ho fatto un paio di dise­gni fin­tanto che non ho otte­nuto quello che volevo. Questa la sce­no­gra­fia che ho deciso di rea­liz­zare (si, lo so, non sono certo parente di Michelangelo)

bozzscena

2) ho poi pen­sato che se avessi tro­vato i tes­suti presso una catena inter­na­zio­nale, avrei potuto facil­mente guar­darli di per­sona e poi comu­ni­care i codici pro­dotto a chi a Roma avrebbe prov­ve­duto all’acquisto dei mate­riali diret­ta­mente in loco, recan­dosi presso lo stesso ven­di­tore nella sede capi­to­lina. La scelta, vuoi per costi che per como­dità geo­gra­fica è caduta su Ikea (c’è un Ikea non lon­tano da casa mia ed uno non lon­tano dallo stu­dio di Roma, ma que­sto non fa troppo testo in quanto c’è un Ikea non lon­tana dalla casa di chiun­que…). Il caso vuole che i tes­suti che ho dise­gnato nel boz­zetto esi­stano real­mente… anche qui, una riprova di quello che Mike Yamashita del National Geographic  dice sem­pre: “i foto­grafi sono pagati per essere fortunati”.

3) presso lo stu­dio ci sono mon­tanti, aste, pull-up e qual­siasi altra cosa serva ad alle­stire lo sche­le­tro della scena, quindi que­sto punto non è certo un problema

4) ora, l’ultimo (anzi il penul­timo) punto da risol­vere è quello dei per­so­naggi. Sono abi­tuato a foto­gra­fare situa­zioni con le quali non inte­ra­gi­sco (o per lo meno cerco di inte­ra­gire il meno pos­si­bile), non poso pra­ti­ca­mente mai i miei sog­getti (se non per qual­che ritratto in cui chiedo di guar­dare diret­ta­mente in mac­china) e soprat­tutto non dirigo mai l’azione (d’altra parte fac­cio il foto­grafo, mica il regi­sta…). Quindi l’idea di avere dei sog­getti in stu­dio che aspet­tano che io dica cosa fare mi da ansia e sopra­tutto mi anneb­bia il cer­vello (ancora di più di quel che già è). Per cui la scelta (azzec­ca­tis­sima, con il senno di poi) è quella di coin­vol­gere degli arti­sti di strada, che sono abi­tuati a tener banco pra­ti­ca­mente in ogni situa­zioni. Tramite ami­ci­zie e giri di voce romani (Max e Ilenia mi avete sal­vato!) la scelta cade sui Calvin Clown. Meglio non si poteva spe­rare: bravi sim­pa­tici, pazienti, e … fanno tutto loro.. ;-)

5) l’ultimo punto da risol­vere? beh, ovvia­mente quello di creare, con una buona scena e dei bravi sog­getti, una bella luce…Ho posi­zio­nato alcune lam­pade di basso wat­tag­gio (per la cro­naca, il reparto luci dell’Ikea dovrebbe essere meta obbli­gata per ogni foto­grafo che voglia lavo­rare con la luce arti­fi­ciale, ci sono un sacco di luci inte­res­santi a prezzi abbor­da­bi­lis­simi) che ci rap­pre­sen­tano l’illuminazione dispo­ni­bile nella scena così come la tro­viamo quando arri­viamo per fare il nostro repor­tage… come il più delle volte suc­cede nella vita reale, la luce è tal­mente scarsa che mi debbo per forza di cose creare io stesso una luce migliore usando quella artificiale.

Poi, ho aggiunto una luce blu “di scena” che aiuti a deli­neare l’ingresso in pista e che aiuti a sepa­rare, visi­va­mente e men­tal­mente,  il came­rino dall’area spettacolo.

Per finire, facendo un lavoro a più cer­velli (i par­te­ci­panti alla serata sono stati infatti coin­volti nella deci­sione della tipo­lo­gia e del posi­zio­na­mento delle luci) siamo arri­vati ad otte­nere le imma­gini finali, deci­sa­mente più vive di quella ini­ziale ed ancor di più di un ritratto su sfondo bianco… Pur dispo­nendo di cor­rente elet­trica a volontà, abbiamo sola­mente uti­liz­zato luci ali­men­tate a bat­te­ria (i fan­ta­stici, iper affi­da­bili e non troppo eco­no­mici Profoto Pro-8A) per simu­lare in pieno un reale shoo­ting in esterni.L’unica luce non ali­men­tata a bat­te­ria è la luce blu di scena, data dal Profoto ProDaylight800 Air ed una gela­tina blu. Inoltre, con­si­de­rando che l’intento è ricreare luci forti ed intense, non abbiamo usato dif­fu­sori o soft-bank, ma solo gri­glie e snoot, pro­prio per mimare la “cru­dezza” delle luci di scena e di backstage.

Concludendo, anche que­sta ses­sione di scatti si è rive­lata in linea con quanto soste­nuto da molti (com­preso il sot­to­scritto) che le foto nascono prima nella testa che nel sen­sore, nel senso che nono­stante il mar­gine all’improvvisazione ed al tra­sporto del momento ci deb­bano sem­pre essere, è molto impor­tante (e di immenso aiuto) avere già in testa la tipo­lo­gia di imma­gine che si vuole ottenere.

E adesso che i gio­co­lieri si sono scal­dati, buono spet­ta­colo a tutti!

Profoto, Workshop, on, the, road, Hasselblad, Aproma, Grange, circo, circus, performance, artist, theater, street, giocolieri, studio Allucinazione,Profoto, Workshop, on, the, road, Hasselblad, Aproma, Grange, circo, circus, performance, artist, theater, street, giocolieri, studio Allucinazione,
October 9th, 2012 by Gianluca Colla

COSA NON FARE FOTOGRAFANDO GLI ANIMALI

Sembra che la con­ti­nua ed inces­sante esplo­sione della foto­gra­fia a tutti i livelli, abbia por­tato i nuovi “adepti” a dimen­ti­care le basi­lari ed ovvie regole di sicu­rezza. Più ancora che regole, le chia­me­rei buon senso. E’ ancora fre­sca la noti­zia della morte di un foto­grafo ucciso da un orso Grizzly, ed ecco che una fami­glia in visita al parco Yellowstone ha rischiato di vedersi deci­mata pur di avvi­ci­narsi e foto­gra­fare un bisonte sel­va­tico. Fortunatamente, spa­vento a parte, nes­suno si è fatto male, augu­ria­moci solo che il padre che ha rea­liz­zato il video , in una futura occa­sione, si pre­oc­cupi più della sicu­rezza dei ragazzi che delle foto o del video…

UPDATE:

Alcuni amici sug­ge­ri­scono come il bisonte avrebbe dovuto pren­der­sela con il signore in maglia gialla che faceva le riprese con il tablet… ;-)

 

September 10th, 2012 by Gianluca Colla

Anteprima Nuova Canon Mirrorless

Imminente annun­cio di una nuova mir­ror­less da Canon? non amo troppo i rumors e le anti­ci­pa­zioni non con­fer­mate, ma que­sta mi incu­rio­si­sce pro­prio, sem­bra che il 23 luglio sarà ufficiale. O forse no, tutta una bufala? Comunque vale sem­pre il solito discorso: mag­giori pro­dut­tori entrano in un seg­mento, più cre­sce la com­pe­ti­ti­vità in quel seg­mento, migliori saranno i pro­dotti e mag­gior bene­fi­cio ne trar­ranno gli utenti finali, ovvero… noi!

Per ora le info a riguardo sono poche, sen­sore APS-C sul tipo della EOS 650D, nuovo attacco EF-M (su cui con adat­ta­tore potreb­bero essere mon­tate le otti­che EF), un pan­cake 22mm f2 (che diven­te­rebbe un 35mm f2) e pur­troppo sem­bre­rebbe nes­sun mirino ottico… infatti per ora solo Fuji si può van­tare di un mirino ottico come si deve!

UPDATE:

In aggiunta a quanto già scritto, oltre al già citato 22mm, sem­bra sarà annun­ciato anche uno zoom 18-55mm, che cor­ri­spon­de­rebbe all’incirca ad un 28–90 sul fullframe.

Inoltre, dalle ulte­riori imma­gini che sono tra­pe­late (mi domando sem­pre se tra­pe­lano o ven­gono fatte tra­pe­lare…) sem­bre­rebbe che la mac­china abbia pochis­simi con­trolli e che sia vera­mente mini­mal: che lo schermo abbia delle fun­zioni touch?

July 20th, 2012 by Gianluca Colla

SFRUTTARE AL MASSIMO LA VELOCITÁ DI SCRITTURA DELLA CANON 5Dmk3

Dagli ultimi test sem­bra che l’uso delle SD card ral­lenta la velo­cità di scrit­tura della 5Dmk3.

Da ormai alcuni mesi foto­grafo in lungo ed in largo con l’ultima erede della dina­stia delle 5D, la Mk3, e debbo dire che l’ergonomia d’uso e l’autofocus giu­sti­fi­cano il salto gene­ra­zio­nale ed eco­no­mico di que­sta mac­china. Tra le varie carat­te­ri­sti­che dell’ultima incar­na­zione c’è anche il dop­pio slot per memory card, per allog­giare con­tem­po­ra­nea­mente una SD ed una CF.

Amo molto la pos­si­bi­lità di scat­tare con due schede, soprat­tutto se per­so­na­liz­za­bile come in que­sto caso, dato che tra le altre cose si può con­fi­gu­rare in que­sto modo:

1 — l’immagine viene regi­strata su entrambe le schede (la sicu­rezza innanzitutto!)

2 — su una scheda si regi­strano i raw e sull’altra i jpeg (cosa?!? jpeg? e chi lo usa più?)

3 — si usano in sequenza, quindi riem­pita la prima si comin­cia a scat­tare sulla seconda scheda senza dover cam­biare card e senza rischiare di per­dere l’attimo fuggente

Personalmente ho apprez­zato da subito il poter usare le SD, dato che il mio lap­top legge le SD (e mi rispar­mio di por­tare ed even­tual­mente per­dere un let­tore di schede CF) e ormai con le mir­ror­less o le com­patte tutti abbiamo diverse schede SD, quindi diciamo che usare le SD anche sulla Mk3 mi è parso una bella como­dità: un let­tore in meno, un porta schede in meno, e più omo­ge­neità nel workflow

A onor del vero vero fin dall’annuncio della Mk3 era stato chia­rito che lo slot SD non avrebbe sup­por­tato la velo­cità rag­giun­gi­bile dalle attuali schede SDHC, men­tre la velo­cità piena del buf­fer sarebbe stata con­sen­tita con l’uso delle CF. In prima bat­tuta ho pen­sato che fosse un limite firm­ware det­tato da ragioni di mar­ke­ting per non togliere poten­ziali acqui­renti alla serie 1, noto­ria­mente dedi­cata ed avvezza alla velo­cità pura… Poco male, rara­mente foto­grafo sport e non uso quasi mai la raf­fica, per cui non sento que­sta neces­sità, e tengo sia una CF che una SD nel corpo mac­china, usando la CF dove ho biso­gno di velo­cità di scrit­tura ele­vate e la SD per tutti gli altri casi.

Mi sono però accorto che se la SD è inse­rita nello slot, anche la velo­cità di scrit­tura della CF si “com­muta” su quella della SD, men­tre se la SD non è inse­rita e uso solo la CF la velo­cità di scrit­tura è quella mas­sima ottenibile. Volendo par­lare di numeri, se con una CF di ultima gene­ra­zione posso rag­giun­gere i 90 o 100 MB al secondo (1000x), se inse­ri­sco la SD il mas­simo che ottengo sono 20MB al secondo (133x), anche se ho una SD da 90MB al secondo (600x). Il per­ché lo ignoro, cre­devo di essere solo in que­ste mie elu­cu­bra­zioni ma (for­tu­na­ta­mente) anche Jeff Cable di Lexar ha notato que­sta stessa caratteristica. Di fatto, Canon ha dotato la Mk3 di uno slot CF che ade­ri­sce al pro­to­collo UDMA7, ed uno slot SD che NON ade­ri­sce allo pro­to­collo UHS. Questo, in sol­doni, il problema.

La solu­zione? al momento sem­bra non essere firm­ware, potrebbe essere una carat­te­ri­stica costrut­tiva della mac­china che un aggior­na­mento soft­ware non riu­sci­rebbe a cambiare. Ma c’è una solu­zione più sem­plice: se scat­tiamo sport o comun­que sequenze veloci di foto, usiamo solo le schede CF. Per tutte le altre situa­zioni, anche con la SD inse­rita, non dovreb­bero esserci grossi limiti, il buf­fer della mac­china è comun­que veloce. Provare per credere!

July 15th, 2012 by Gianluca Colla