Dall’idea alla rea­liz­za­zione di una foto

Ho recen­te­mente avuto il pia­cere di tenere una serata per Profoto (distri­buita in Italia da Grange) a Roma sull’uso della luce arti­fi­ciale in esterni e più in par­ti­co­lare nel repor­tage. Lo scopo era quello di mostrare come anche nel repor­tage a volte è fon­da­men­tale avere l’ausilio della luce arti­fi­ciale, quando quella natu­rale non vuole o non può essere di aiuto. Avrei ovvia­mente pre­fe­rito poter fare tale inter­vento in esterni, dove la simu­la­zione di un repor­tage è più facile, ma, come sem­pre mi suc­cede, il motto “se era facile, chiun­que lo poteva fare” si è ancora una volta rive­lato più vero che mai… infatti per vari motivi logi­stici mi sono tro­vato a foto­gra­fare in uno stu­dio com­ple­ta­mente bianco con sole luci arti­fi­ciali, con dei sog­getti da “diri­gere”: in altri ter­mini esat­ta­mente il tipo di foto che non fac­cio mai e che rifuggo sempre…

Per creare una situa­zione un tan­tino più con­sona alle mie abi­tu­dini foto­gra­fi­che, ho deciso di rea­liz­zare una pic­cola sce­no­gra­fia per ambien­tare uno o più soggetti. L’idea è quella di rico­struire un pic­colo came­rino di un circo, o per dirla all’inglese un “back­stage”, in cui un paio di abili (e paz­zoidi) gio­co­lieri si “scal­dano” prima di entrare in scena ed esi­birsi nel loro numero. Quindi ambiente cir­cense, came­rino, chia­ro­scuri molto intensi, ombre pesanti, colori saturi, luci molto dirette. Il pro­blema nella rea­liz­za­zione di tutto ciò è prin­ci­pal­mente nella logi­stica, dato che io vivo a Zurigo men­tre lo stu­dio è a Roma, è semin­ter­rato, alto solo 3 metri, e soprat­tuto, fino al giorno dello shoo­ting non ci sarei arri­vato e non mi sarei reso conto di cosa è effet­ti­va­mente fat­ti­bile in que­sta location. Per cui ho deciso di pro­ce­dere in que­sto modo:

1) crearmi io stesso un boz­zetto di quello che voglio rea­liz­zare: spie­gare a chi sta nello stu­dio di Roma quello che io ho in testa e cosa vor­rei otte­nere è dif­fi­cile, man­dare una foto ovvia­mente non è ancora pos­si­bile (lo sarà alla fine del semi­na­rio…), per cui armato di carta e rubati alcuni pen­na­relli colo­rati a mio figlio, ho fatto un paio di dise­gni fin­tanto che non ho otte­nuto quello che volevo. Questa la sce­no­gra­fia che ho deciso di rea­liz­zare (si, lo so, non sono certo parente di Michelangelo)

bozzscena

2) ho poi pen­sato che se avessi tro­vato i tes­suti presso una catena inter­na­zio­nale, avrei potuto facil­mente guar­darli di per­sona e poi comu­ni­care i codici pro­dotto a chi a Roma avrebbe prov­ve­duto all’acquisto dei mate­riali diret­ta­mente in loco, recan­dosi presso lo stesso ven­di­tore nella sede capi­to­lina. La scelta, vuoi per costi che per como­dità geo­gra­fica è caduta su Ikea (c’è un Ikea non lon­tano da casa mia ed uno non lon­tano dallo stu­dio di Roma, ma que­sto non fa troppo testo in quanto c’è un Ikea non lon­tana dalla casa di chiun­que…). Il caso vuole che i tes­suti che ho dise­gnato nel boz­zetto esi­stano real­mente… anche qui, una riprova di quello che Mike Yamashita del National Geographic  dice sem­pre: “i foto­grafi sono pagati per essere fortunati”.

3) presso lo stu­dio ci sono mon­tanti, aste, pull-up e qual­siasi altra cosa serva ad alle­stire lo sche­le­tro della scena, quindi que­sto punto non è certo un problema

4) ora, l’ultimo (anzi il penul­timo) punto da risol­vere è quello dei per­so­naggi. Sono abi­tuato a foto­gra­fare situa­zioni con le quali non inte­ra­gi­sco (o per lo meno cerco di inte­ra­gire il meno pos­si­bile), non poso pra­ti­ca­mente mai i miei sog­getti (se non per qual­che ritratto in cui chiedo di guar­dare diret­ta­mente in mac­china) e soprat­tutto non dirigo mai l’azione (d’altra parte fac­cio il foto­grafo, mica il regi­sta…). Quindi l’idea di avere dei sog­getti in stu­dio che aspet­tano che io dica cosa fare mi da ansia e sopra­tutto mi anneb­bia il cer­vello (ancora di più di quel che già è). Per cui la scelta (azzec­ca­tis­sima, con il senno di poi) è quella di coin­vol­gere degli arti­sti di strada, che sono abi­tuati a tener banco pra­ti­ca­mente in ogni situa­zioni. Tramite ami­ci­zie e giri di voce romani (Max e Ilenia mi avete sal­vato!) la scelta cade sui Calvin Clown. Meglio non si poteva spe­rare: bravi sim­pa­tici, pazienti, e … fanno tutto loro.. ;-)

5) l’ultimo punto da risol­vere? beh, ovvia­mente quello di creare, con una buona scena e dei bravi sog­getti, una bella luce…Ho posi­zio­nato alcune lam­pade di basso wat­tag­gio (per la cro­naca, il reparto luci dell’Ikea dovrebbe essere meta obbli­gata per ogni foto­grafo che voglia lavo­rare con la luce arti­fi­ciale, ci sono un sacco di luci inte­res­santi a prezzi abbor­da­bi­lis­simi) che ci rap­pre­sen­tano l’illuminazione dispo­ni­bile nella scena così come la tro­viamo quando arri­viamo per fare il nostro repor­tage… come il più delle volte suc­cede nella vita reale, la luce è tal­mente scarsa che mi debbo per forza di cose creare io stesso una luce migliore usando quella artificiale.

Poi, ho aggiunto una luce blu “di scena” che aiuti a deli­neare l’ingresso in pista e che aiuti a sepa­rare, visi­va­mente e men­tal­mente,  il came­rino dall’area spettacolo.

Per finire, facendo un lavoro a più cer­velli (i par­te­ci­panti alla serata sono stati infatti coin­volti nella deci­sione della tipo­lo­gia e del posi­zio­na­mento delle luci) siamo arri­vati ad otte­nere le imma­gini finali, deci­sa­mente più vive di quella ini­ziale ed ancor di più di un ritratto su sfondo bianco… Pur dispo­nendo di cor­rente elet­trica a volontà, abbiamo sola­mente uti­liz­zato luci ali­men­tate a bat­te­ria (i fan­ta­stici, iper affi­da­bili e non troppo eco­no­mici Profoto Pro-8A) per simu­lare in pieno un reale shoo­ting in esterni.L’unica luce non ali­men­tata a bat­te­ria è la luce blu di scena, data dal Profoto ProDaylight800 Air ed una gela­tina blu. Inoltre, con­si­de­rando che l’intento è ricreare luci forti ed intense, non abbiamo usato dif­fu­sori o soft-bank, ma solo gri­glie e snoot, pro­prio per mimare la “cru­dezza” delle luci di scena e di backstage.

Concludendo, anche que­sta ses­sione di scatti si è rive­lata in linea con quanto soste­nuto da molti (com­preso il sot­to­scritto) che le foto nascono prima nella testa che nel sen­sore, nel senso che nono­stante il mar­gine all’improvvisazione ed al tra­sporto del momento ci deb­bano sem­pre essere, è molto impor­tante (e di immenso aiuto) avere già in testa la tipo­lo­gia di imma­gine che si vuole ottenere.

E adesso che i gio­co­lieri si sono scal­dati, buono spet­ta­colo a tutti!

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October 9th, 2012 by Gianluca Colla

Workshop: LEARNING THE LIGHT

19/20 Mag­gio 2012  - LEARNING THE LIGHT — otte­nere il mas­simo dalla luce artificiale

Un wee­kend dedi­cato a farsi amica la luce del flash, ed altre fonti di luce arti­fi­ciale, per crearsi una luce spe­ciale qua­lora gli eventi non ce la forniscano…

Come si usano i flash por­ta­tili? come si può otte­nere una buona illu­mi­na­zione? come si bilan­ciano con la luce ambiente? Il corso è rivolto a tutti i foto­grafi che non vogliono dipen­dere dalla sola luce ambiente, ma essere in grado di creare in ogni situa­zione, soprat­tuto in viag­gio, una bella luce anche quando non ci viene “for­nita” dall’ambientazione in cui ci si trova, per poter sem­pre otte­nere un’immagine con una luce speciale.

Si impa­rerà ad utliz­zare il flash e altre luci arti­fi­ciali d’uso comune, e soprat­tutto si impa­rerà ad usarlo in modo natu­rale, senza che ne sia evi­dente l’utilizzo, sia come unica fonte di luce sia misce­lato ad altre sor­genti lumi­nose (natu­rali e non).

Partendo dalle tec­ni­che base di illu­mi­na­zione, arri­ve­remo a mostrare come si pos­sono illu­mi­nare anche i sog­getti più impen­sati come la Torre di Pisa. Il corso non sarà basato su una marca par­ti­co­lare, e le nozioni apprese si potranno appli­care a qual­siasi sistema e luce disponibile.

Temi affron­tati:

  • per­chè il flash
  • cos’è il flash
  • quali flash
  • speed­li­tes (flash portatili)
  • i fon­da­menti
  • flash in automatico
  • flash in manuale
  • modi­fi­care la luce
  • colo­rare la luce
  • mul­ti­flash
  • luci alter­na­tive, diver­tenti ed economiche

Il corso si terrà il sabato 19 e dome­nica 20 mag­gio 2012 (h 09:00/13:00 — 14:30/19:00) presso:

Corte Aperta delle Vaje - via Cigarini, 6 - 42100 Reggio Emilia

Il costo del corso è €400, ed include il work­shop, mate­riale didat­tico, cof­fe­break e due pranzi. Rimangono a carico dei par­te­ci­panti le cene, l’alloggio e quanto non indi­cato; l’iscrizione è valida al momento del paga­mento della caparra, pari al 40% del corso (€160): ulte­riori det­ta­gli e infor­ma­zioni pra­ti­che (come arri­vare, sug­ge­ri­menti sul dor­mire, etc) ver­ranno for­niti in seguito all’iscrizione. Il numero mas­simo di par­te­ci­panti è di 10 per­sone. Per infor­ma­zioni ed iscrizioni:

info@gianlucacolla.eu

April 23rd, 2012 by Gianluca Colla

Flash Academy — parte 1 — la teo­ria dei cervelli

Quale spunto migliore delle cenoni di fine anno e del pro­trarsi delle festi­vità nata­li­zie per comin­ciare ad usare il flash? Quando tutte le città pul­lu­lano ancora di migliaia di luci e deco­ra­zioni in ogni angolo, o quando già alticci si attende l’arrivo della mez­za­notte, quale momento migliore per sfo­de­rare e spol­ve­rare il flash, ripren­dendo que­ste sim­pa­ti­che (ed agghiac­cianti, nell’ultimo caso…) scenette?

Cominciamo quindi que­sta serie di inter­venti dedi­cati al flash, facendo rife­ri­mento agli Speedlite esterni (quello incor­po­rato nella slitta lo con­si­de­riamo come un lam­peg­gia­tore di emergenza…nonostante le con­si­de­ra­zioni seguenti val­gano anche per essi) e par­tiamo dal fun­zio­na­mento base, mac­china in auto­ma­tico ℗ e flash in auto­ma­tico (TTTL, E-TTL, i-TTL, E-TTL II e chi più ne ha più ne metta).

Nei post suc­ces­sivi ver­ranno anche ana­liz­zate le sin­gole fun­zioni del flash, ma in que­sto caso si vuole dare un con­si­glio per otte­nere imma­gini “uti­liz­za­bili” senza pre­oc­cu­parsi di niente, basta saper accen­dere il flash e farlo lavo­rare in auto­ma­ti­smo totale! Come si vede in nell’immagine A, in que­sta moda­lità l’unica pre­oc­cu­pa­zione dell’insieme macchina-flash è di dare una quan­tità di luce suf­fi­ciente al sog­getto: tutto il resto della scena non ha alcuna impor­tanza. Da qui ne con­se­gue che P non sta per “Program” bensì per “Pessimo-risultato”: in que­sta moda­lità, stiamo for­zando mac­china e flash a lavo­rare con un unico “cer­vello” le cui uni­che pre­oc­cu­pa­zioni sono sola­mente quelle di 1– rile­vare e met­tere a fuoco il sog­getto e 2– for­nire suf­fi­ciente luce.

Sostanzialmente, otte­niamo lo stesso risul­tato di una com­pat­tina da 150 euri: non male con­si­de­rando che abbiamo pagato il nostro cor­redo almeno dieci volte di più! Possiamo pro­vare a com­pen­sare l’esposizione flash per miglio­rare i risul­tati, sovra o sotto espo­nendo a seconda dei casi, come nelle imma­gini B e C (per fare que­sta ope­ra­zione, vi rimando al manuale della vostra reflex)

Se vogliamo otte­nere dei risul­tati deci­sa­mente migliori, ci basta fare una pic­cola cosa, ovvero pas­sare da P (che sta per Pessimo-risultato) ad Av (che sta per Adesso-Vedi). Ed, ecco che per magia otte­niamo l’immagine D. Cosa è sucesso?

Semplicemente, non stiamo più for­zando mac­china e flash a lavo­rare con un solo “cer­vello” bensì con due ben distinti. Infatti, il cer­vello della mac­china si occupa di dare la quan­tità luce giu­sta allo sfondo, usando una cop­pia tempo — dia­framma tale che sia espo­sto cor­ret­ta­mente, men­tre il cer­vello del flash si occupa di dare la quan­tità di luce giu­sta al sog­getto, variando la potenza in base agli ISO impo­stati ed al dia­framma scelto dalla macchina.

Poi, ciò che rende il tutto ancor più inte­res­sante è che adesso, la com­pen­sa­zione dell’esposizione della mac­china regola la quan­tità di luce sullo sfondo (vedi esempi E ed F), men­tre la com­pen­sa­zione del flash, come già suc­ce­deva in pre­ce­denza, regola la quan­tità di luce sul sog­getto: così facendo pos­siamo bilan­ciare la luce in modo auto­ma­tico e veloce, arri­vando ad otte­nere un imma­gine asso­lu­ta­mente uti­liz­za­bile. Non ultimo, la pre­ci­sione che pos­siamo otte­nere, dato che abbiamo la pos­si­bi­lità di rego­lare la com­pen­sa­zione dell’esposizione (sia nel flash che nella foto­ca­mera) in terzi di stop, è vera­mente elevata.

Il pro­blema qual’è? abbiamo solo rego­lato l’inten­sità della luce, dob­biamo adesso lavo­rare sulla qua­lità della luce! Ma per fare que­sto, serve ancora qual­che step inter­me­dio, quindi vi rimando alle pros­sima pun­tate! (e buone foto al cenone di capodanno!)

December 28th, 2011 by Gianluca Colla

Seminario sull’uso dei flash portatili

LEARNING THE LIGHT — Ottenere il mas­simo dai pic­coli flash portatili

Man preparing a leaf roof in the Amazon

Durante Fotografica 2011, la set­ti­mana della foto­gra­fia Canon, terrò un semi­na­rio sull’uso della luce arti­fi­ciale. In par­ti­co­lare, l’incontro sarà incen­trato sull’uso dei pic­coli flash por­ta­tili, su come crearsi una luce inte­res­sante quando la natura non ce la offre, e par­tendo dalle tec­ni­che base di illuminazione, arriverà a mostrare come si pos­sono illu­mi­nare anche i sog­getti più impen­sati come la Torre di Pisa. Si par­lerà anche di forme di illu­mi­na­zione alternativa…

L’incontro è aperto a tutti e si terrà alle h 18:30, gio­vedì 01.12.2011 nella sala dibat­titi DUE presso LA TORNERIA in Via Tortona, 32 Milano.

November 23rd, 2011 by Gianluca Colla

Pennellare con la luce

Spesso l’uso del flash viene visto come fumo negli occhi da molti foto­grafi: è vero che ci sono alcune regole da sapere, e negli arti­coli che vedremo nelle set­ti­mane suces­sive molte saranno spie­gate attra­verso esempi. Oggi, quasi per invo­gliare i detrat­tori del flash, vediamo la tec­nica del “light pain­ting” che lascia mas­sima libertà espres­siva ed è molto diver­tente da rea­liz­zare (in fondo foto­gra­fiamo per diver­tirci no?).

Abbazia di San Galgano in Toscana

Pennellare con la luce, dall’inglese light pain­ting, è un ter­mine molto gene­rico che indica una tec­nica per illu­mi­nare sog­getti bui (o quasi) con una sor­gente di luce: può essere una lam­pa­dina, una can­dela, una tor­cia, un flash (da stu­dio o por­ta­tile, come nell’esempio di que­sto post) i fari di una auto… insomma, quello che volete! E’ il foto­grafo stesso a illu­mi­nare il sog­getto durante pose piut­to­sto lun­ghe, che vanno da alcuni minuti a sva­riate ore, quindi è fon­da­men­tale l’uso di un trep­piede e di un cavetto di scatto remoto (per non far vibrare la mac­china pre­mendo il pul­sante di scatto). Per i veri “light pain­ter” non sono ammesse post-produzioni in soft­ware di foto ritocco, si fa tutto in macchina!!

La foto che vedete è rea­liz­zata in un abba­zia a cielo aperto in Toscana, dove è pos­si­bile (almeno lo era quando ho rea­liz­zato la foto nel 2002) acce­dere 24 ore su 24. L’illuminazione arti­fi­ciale della chiesa era attiva fino a mez­za­notte (l’ho sco­perto per­chè ho dovuto aspet­tare 4 ore che si spe­gnesse l’illuminazione…) e da un lato è stato un bene in quanto mi ha per­messo di sce­gliere senza troppo fatica l’inquadratura che avrei voluto ottenere.

Poi, una volta spenti i potenti fari, è comin­ciato il bello del gioco… quindi, mac­china su trep­piede, bassa sen­si­bi­lità iso, posa B (se il sog­getto non è illu­mi­nato, potete lasciare l’otturatore aperto sva­riati minuti / ore che non cam­bia nulla) e con la sor­gente di luce pre­scelta (in que­sto caso un mitico flash Vivitar 285 HV) ho comin­ciato ad illu­mi­nare tutta la chiesa, arcata per arcata, pezzo per pezzo…

Considerato che la para­bola del flash non è molto gran­dan­go­lare, copre all’incirca l’angolo di un 35mm, ci sono voluti 2/3 colpi di flash per arcata (se non ricordo male ci sono 7 archi per lato, più i due archi alla fine delle navate late­rali, più il muro in fondo alla chiesa, più i colpi di flash per illu­mi­nare la zona dell’altare): il flash era a piena potenza, quindi tra un lampo e l’altro dovevo anche aspet­tare la rica­rica com­pleta (ho anche cam­biato almeno un set di bat­te­rie) e fra una cosa e l’altra quasi un oretta ci è voluta tutta per illu­mi­nare la chiesa…

Abbazia di San Galgano dettaglio fotoA tratti mi anno­iavo anche un pochino, ed è per que­sto che ho messo qual­che “fir­metta” qua e la, giu­sto per diver­tirmi con pose più pla­sti­che (vedi ingrandiment0)

Ora, finito l’illuminazione via flash, avrei anche potuto chiu­dere l’otturatore, e con­si­de­rare di aver pen­nel­lato abba­stanza, ma ho pen­sato di fare qual­cosa in più: ho lasciato altre 5 ore l’otturatore aperto (con l’abbazia buia) in modo che nel cielo venisse regi­strato il moto delle stelle (per essere pre­cisi, il moto della terra) e si gene­ras­sero quindi i cer­chi con­cen­trici che si vedono nella foto.

Dal lato tec­nico, ho usato un 14mm fisso Canon (ottica mera­vi­gliosa e oltrag­gio­sa­mente cara: la uso si e no 2 volte all’anno, ma quando la uso bene­dico di essermi inde­bi­tato per com­prarla), il dia­framma impo­stato su 5.6, un tempo di circa sei ore e il flash a piena potenza (avevo fatto alcuni cal­coli prima di scat­tare che impo­stando il dia­framma a 5.6 avrei dovuto usare tutta la potenza del flash)

Più volte mostrando que­sta foto mi è stato chie­sto di sper­giu­rare che non ci sia post-produzione in digi­tale, e con (non lo nascondo) un minimo di fie­rezza rispondo sem­pre che la foto è scat­tata su Velvia 50… il verde del cielo che si otte­neva come con­se­guenza del difetto di reci­pro­cità lo con­ferma (chi è della “vec­chia scuola” sa di cosa parlo)

A pre­scin­dere dai risul­tati della foto, la parte più bella sono state le cin­que ore in cui ho aspet­tato che si regi­stras­sero le stelle, passate a dor­mire (per­lo­meno a pro­varci) nell’ambiente sug­ge­stivo di una abba­zia a cielo aperto, buia, iso­lata e mezza diroc­cata, in attesa che si com­ple­tasse le foto: è un espe­rienza mistica, la sug­ge­ri­sco caldamente!

September 6th, 2011 by Gianluca Colla