Da qualche settimana gioco con la nuova arrivata di casa Fujifilm, la X100s. Sono stato e sono tuttora un grandissimo fan della primogenita, la X100, che a mio parere ha segnalato un punto di svolta nel settore fotografico, portando con se una ventata di aria fresca che ha smosso molti altri produttori. E’ vero, non era perfetta fin da subito: era decisamente perfettibile, e Fuji si è dimostrata molto professionale a rilasciare tutta una serie di firmware update per migliorare la macchina quanto più possibile.
Ma alcune limitazioni sono rimaste ed ecco che a quasi due anni dall’uscita della capostipite della serie X, con la X100s Fuji riprende una formula vincente e la ripropone migliorata ed ottimizzata. Stessa carrozzeria ma un cuore tutto nuovo.
Questa non vuole essere una recensione dettagliata, ne tantomeno una comparativa tra la prima versione e la seconda, ma semplicemente si vogliono riportare alcune veloci impressioni d’uso della X100s. Per una dettagliata recensione gli amici di riflessi fotografici stanno lavorando sodo per portare alla luce il prima possibile un minuzioso articolo.
Tutto quello che posso dire è che per ora questi sono gli elementi che saltano all’occhio:
1– la macchina è scattante, reattiva: si accende velocemente, registra i file velocemente (se scattate la raffica da 6 immagini ed avete una scheda veloce, il buffer si libera immediatamente!), focheggia velocemente, anche in situazioni in cui la precedente versione andava in tilt. In situazioni di bassa luce, dove con la versione non-s era impossibile focheggiare, qui si riesce ancora a sfruttare l’autofocus.
2– la qualità dei file, grazie all’arrivo della tecnologia Xtrans, ha fatto un balzo in avanti abissale! forse chi già come me possiede una XPro1 o una XE1ci sarà già abituato, ma se volete vedere il rumore dei file, chiamate Sherlock Holmes… sarà difficile trovarlo! ora manca solo che gli ultimi produttori di software (Aperture! Dxo! dove siete?!?) si degnino di implementare la conversione dei file generati da Xtrans, e poi siamo a posto (Adobe lo sta già facendo, ma non sono ancora fan al 100% delle conversioni che offrono…). Il limite più grande che vedo qui è il dover cambiare il proprio workflow se non si è già utenti Adobe
3– quella che a mio avviso è la novità più grande è la messa a fuoco in manuale: ora è usabilissima. Rende l’autofocus quasi superfluo. Si può passare da infinito alla minima distanza di messa a fuoco con mezzo giro della ghiera, e soprattutto è assistita da due nuove funzioni Digital Split Image e Focus Peak. La prima è sostanzialmente le parte centrale dell’immagine divisa in più parti fino a collimare al momento dell’avvenuta messa fuoco, come succedeva nelle macchine fotografiche anni 70 e 80. Non ero fan allora, non sono fan nemmeno adesso (ma sono certo moltissime persone lo saranno). E’ la seconda funzione che per me è comodissima. In sostanza il Focus Peak permette di vedere con un contorno frastagliato grigio le aree dell’immagine su cui corrisponde il piano focale. Impossibile sbagliare la messa a fuoco con questo sistema. Se proprio vogliamo essere pignoli, poter avere colori più “sgargianti” del grigio sarebbe un plus non da poco, ma Fuji per ora si è dimostrata sempre attenta alle richieste e chissà che in un prossimo firmware update non arrivi il regalo…
La freccia indica come viene visualizzato il piano di messa a fuoco
4– Alcuni siti hanno riportato la notizia di una grossa perdita i qualità d’immagine a tutta aperture, f 2. E’ vero, la IQ (image quality) cresce diaframmando di un paio di stop, ma questo è vero per ogni ottica al mondo. Io personalmente non ho notato una qualità di immagine così bassa da non poterci fotografare.
5– Il fatto che non sia stato cambiato il design, lo trovo un enorme plus: ho amato dal primo momento il design della X100, che mi ha dato due anni di emozioni fotografiche ininterrotte, e trovarmi in mano con la sua evoluzione sostanzialmente identica a vedersi mi renderà il distacco dalla capostipite meno doloroso..
Qui di seguito qualche immagine realizzata con la X100s.
Un lungo lavoro di diverse (fin troppe!) settimane in India mi ha tenuto lontano dal web e dal blog, e così cerco adesso di correre ai ripari…sfruttando il lungo viaggio per un nuovo post. Infatti, oggi parliamo di bagagli a mano. Il problema, come qualsiasi fotografo mai salito su un aereo ben sà, risiede nei limiti imposti dalle compagnie aeree, sia a livello di dimensioni, sia a livello di peso. Le dimensioni massime sono più o meno standard per tutte le compagnie, ovvero 56x45x25cm, anche se sui voli interni e con le compagnie low-cost, possono ridursi notevolmente, da 50x40x20cm, fino alla dimensione “lillipuziana” di 48x36x20 cm. Il peso varia invece dai 12kg (raramente) passando per i 7 o 8kg (di norma) fino ai 5kg (diverse low cost e voli interni).
L’assignment in India era decisamente una sfida a livello di “miniaturizzazione” di bagaglio, in quanto oltre all’attrezzatura che porto normalmente, mi era richiesto di realizzare tanto video, al punto da decidere di portare una reflex dedicata a questo uso, oltre tutto il materiale per la registrazione audio (alzi la mano chi registra audio per i video usando il microfono incorporato della reflex…) Per evitare problemi di sorta, ho deciso di tenere le dimensioni minime del bagaglio a mano come standard, poiché il mio lungo viaggio prevedeva diversi autobus, treni, e soprattuto aeroplani molto piccoli per voli interni, e ho cercato di “comprimere” tutta l’attrezzatura in uno zaino magico… oggi non più in produzione ma fortunatamente comprato prima che uscisse di scena.. il ThinkTank Airport Antidote.
Come si vede dalla foto qui sopra, sullo zaino è appoggiato il mio MacBookAir 11″, ne consegue che le dimensioni sono molto contenute! infatti sono 42x31x18 cm, questo zaino rispetta infatti le dimensioni minime del bagaglio a mano, ma in compenso permette di sfruttare ogni centimetro cubo meglio di qualsiasi altra borsa che ho mai provato. Il video a fondo pagina dimostra come, con un minimo di buona volontà e qualche ora di training al Tetris (chi non ha mai giocato alzi la mano) si possano veramente mettere un sacco di cose dentro uno zainetto tutto sommato piccolo e discreto. Ovviamente non si può pretendere di avere ogni oggetto in uno scomparto dedicato, qualcosa all’interno della borsa và pur “impilato”, il fine ultimo è guadagnare spazio.
(a fondo pagina la lista del materiale qui sopra)
Un dettaglio non indifferente è il peso: incastrare il materiale per ridurre lo spazio è fattibile, ridurre il peso no… a scapito degli 8 chilogrammi a disposizione dalla compagnia con cui volavo, il mio zaino ne pesava 15… giusto per dare un idea, praticamente tanto quanto il bagaglio che ho spedito in stiva (con vestiti e materiale per 8 settimane) che ne faceva 16 di Kg… . In questi caso, arrivati al banco del check-in, è sempre bene portare lo zaino con disinvoltura, magari su una sola spalla, facendo finta che non pesi nulla…sperando che l’operatore al desk creda alle nostre doti di attori.. In ogni caso, qui il video dell “impacchettamento”:
Per finire, come già menzionato in altre circostanze, di norma ho una borsa per il viaggio ed una (in valigia) per lavorare sul campo. In questo caso usavo una Domke della serie “Rugged”: infatti ho scoperto che in India le borse nere in qualche modo “stonano” con i colori locali, mentre qualcosa più sui toni del marrone-beige-verde si mimetizza meglio con i colei e gli usi autoctoni. Ciò detto… buon viaggio a tutti!
Questa la lista del materiale dentro il ThinkTank Airport Antidote:
Canon Eos 5D Mk3
Canon Eos 5D Mk3
Canon EF 100 mm Macro f2.8 L IS
Canon EF 24/70 mm f2.8 L II
Canon EF 200 mm f 2.8 L II
Canon EF 50mm f1.4
Canon EF 17/40 mm f 4 L
Canon EF 15 mm f 2.8
Canon Eos 5D Mk2
Canon Speedlite EX 600 RT
Canon Speedlite EX 600 RT
piede per flash
piede per flash
Canon ST-E3
caricabatterie
caricabatterie
4x batterie extra
LensPen cleaner
Rogue Elastici per gelatine flash
Rogue kit complete gelatin per flash
Rogue Flash Bender
Zoom H2 registratore Audio
Piedistallo per Zoom
Microfono Lavalier Sennheiser ME-4
esposimetro Sekonic L308S
portaschede 4 x CF Sandisk Extreme Pro 8GB (95Mb/sec)
portaschede 6 x SD Sandisk Extreme Pro 16GB (95Mb/sec)
portaschede “riciclato” come porta batterie AA
Dagli ultimi test sembra che l’uso delle SD card rallenta la velocità di scrittura della 5Dmk3.
Da ormai alcuni mesi fotografo in lungo ed in largo con l’ultima erede della dinastia delle 5D, la Mk3, e debbo dire che l’ergonomia d’uso e l’autofocus giustificano il salto generazionale ed economico di questa macchina. Tra le varie caratteristiche dell’ultima incarnazione c’è anche il doppio slot per memory card, per alloggiare contemporaneamente una SD ed una CF.
Amo molto la possibilità di scattare con due schede, soprattutto se personalizzabile come in questo caso, dato che tra le altre cose si può configurare in questo modo:
1 — l’immagine viene registrata su entrambe le schede (la sicurezza innanzitutto!)
2 — su una scheda si registrano i raw e sull’altra i jpeg (cosa?!? jpeg? e chi lo usa più?)
3 — si usano in sequenza, quindi riempita la prima si comincia a scattare sulla seconda scheda senza dover cambiare card e senza rischiare di perdere l’attimo fuggente
Personalmente ho apprezzato da subito il poter usare le SD, dato che il mio laptop legge le SD (e mi risparmio di portare ed eventualmente perdere un lettore di schede CF) e ormai con le mirrorless o le compatte tutti abbiamo diverse schede SD, quindi diciamo che usare le SD anche sulla Mk3 mi è parso una bella comodità: un lettore in meno, un porta schede in meno, e più omogeneità nel workflow
A onor del vero vero fin dall’annuncio della Mk3 era stato chiarito che lo slot SD non avrebbe supportato la velocità raggiungibile dalle attuali schede SDHC, mentre la velocità piena del buffer sarebbe stata consentita con l’uso delle CF. In prima battuta ho pensato che fosse un limite firmware dettato da ragioni di marketing per non togliere potenziali acquirenti alla serie 1, notoriamente dedicata ed avvezza alla velocità pura… Poco male, raramente fotografo sport e non uso quasi mai la raffica, per cui non sento questa necessità, e tengo sia una CF che una SD nel corpo macchina, usando la CF dove ho bisogno di velocità di scrittura elevate e la SD per tutti gli altri casi.
Mi sono però accorto che se la SD è inserita nello slot, anche la velocità di scrittura della CF si “commuta” su quella della SD, mentre se la SD non è inserita e uso solo la CF la velocità di scrittura è quella massima ottenibile. Volendo parlare di numeri, se con una CF di ultima generazione posso raggiungere i 90 o 100 MB al secondo (1000x), se inserisco la SD il massimo che ottengo sono 20MB al secondo (133x), anche se ho una SD da 90MB al secondo (600x). Il perché lo ignoro, credevo di essere solo in queste mie elucubrazioni ma (fortunatamente) anche Jeff Cable di Lexar ha notato questa stessa caratteristica. Di fatto, Canon ha dotato la Mk3 di uno slot CF che aderisce al protocollo UDMA7, ed uno slot SD che NON aderisce allo protocollo UHS. Questo, in soldoni, il problema.
La soluzione? al momento sembra non essere firmware, potrebbe essere una caratteristica costruttiva della macchina che un aggiornamento software non riuscirebbe a cambiare. Ma c’è una soluzione più semplice: se scattiamo sport o comunque sequenze veloci di foto, usiamo solo le schede CF. Per tutte le altre situazioni, anche con la SD inserita, non dovrebbero esserci grossi limiti, il buffer della macchina è comunque veloce. Provare per credere!
Canon ha concluso l’analisi di alcuni lotti di 5Dmk3 che presentano un’infiltrazione di luce in condizioni di scatto particolari, variando l’esposizione (vedi questo post). Le macchine interessate sono quelle in cui la sesta cifra del numero seriale è un 1 o un 2 (xxxxx1xxxxxx oppure xxxxx2xxxxxx) Sebbene l’infiltrazione possa rappresentare un reale problema in casi molto particolari (ambiente molto buio e luce diretta puntata sul display superiore) per chi lo volesse da metà Maggio è possibile far controllare gratuitamente la propria macchina da Canon.
Qui di seguito il comunicato ufficiale (NOTA: i contatti indicati nel comunicato sono solo per i cittadini statunitensi)
To Users of the Canon EOS 5D Mark III Digital SLR Camera
Thank you for using Canon products.Concerning the EOS 5D Mark III digital SLR camera, when the LCD panel illuminates in extremely dark environments, the displayed exposure value may change. Canon has concluded the investigation of this phenomenon, and this announcement informs you of our findings as described below.
Phenomenon
In extremely dark environments, if the LCD panel illuminates, the displayed exposure value may change. However, based on the results of extensive testing this change in exposure value will not noticeably affect the captured image.
Affected Product
Canon EOS 5D Mark III Digital SLR Camera*Products whose sixth digit in the serial number is 1 or 2 are affected. For example, “xxxxx1xxxxxx” or “xxxxx2xxxxxx”.
Support
Under almost all shooting conditions (including dark environments) this phenomenon will not affect your captured images. However, if you would like Canon to inspect your camera, we will provide this service free of charge upon request beginning in mid-May. Please contact Canon using the information below to request service.This information is for residents of the United States and Puerto Rico only. If you do not reside in the USA or Puerto Rico, please contact the Canon Customer Support Center in your region.
Please register the EOS 5D Mark III. By registering, we will be able to notify you via email when service updates are available. If you already registered, please ensure you are opted-in to receive the notification.
Thank you,Customer Support Operations
Canon U.S.A., Inc
Information for Inquiries
Canon Customer Support Center
Phone: 1–800-OK-CANON
Email: carecenter@cits.canon.com
For additional support options: www.usa.canon.com/support
A qualche settimana dall’annuncio della “sorellona” X-Pro 1, voilà qualche considerazione dopo diversi mesi di uso sul campo della Fuji X100: recensioni tecniche se ne trovano a volontà ovunque sia nel web che sulle riviste, per cui questo vuole solo essere un parere personale su come amo usare questa piccola creatura. Beh, innanzitutto “piccola” è relativo: per chi come me arriva da un sistema dSLR completo, è decisamente piccola.. per chi arriva da una compattina, allora è un tantino più grande della norma..
Fin dalla sua presentazione alla Photokina sono stato folgorato da questa macchina, e devo ammettere che il marketing di Fuji è stato veramente eccezionale nel far desiderare a tanti utenti una compatta di cui non si sapeva praticamente niente… Dopo una lunga attesa, mi sono riuscito a procurare uno dei primi esemplari arrivati in Italia prima del rallentamento dovuto ai cataclismi in Giappone.
Da oltre 15 anni uso Canon, e per un professionista un sistema reflex è nella maggior parte dei casi imprescindibile, ma nel reportage o nella fotografia di viaggio, ci sono situazioni in cui non vuoi e non puoi fotografare con una reflex. Ci sono situazioni in cui vuoi apparire sottotono, vuoi sembrare un turista, e parliamoci chiaro, ci sono situazioni in cui fotografare con quella che sembra la macchina fotografica del nonno è decisamente di aiuto…
L’idea iniziale era quella di affiancare la X100 alle mie reflex per i lavori di tipo professionale, ma poi ho scoperto un altro aspetto di questa macchina: dimenticatevi praticamente di tutto, dimenticatevi raffiche veloci da 15 foto al secondo, super sfocati da teleobbiettivo, dimenticatevi bolle e livelle incorporate, dimenticatevi 100.000 o più ISO, dimenticatevi fisheye e zoom tutto fare, dimenticatevi macchine impermeabilizzate o stabilizzatori su 12 assi…
Qui siamo all’essenza della fotocamera: questa macchina ci invita a spogliarsi di tutti gli orpelli che il marketing e l’autosuggestione ci hanno obbligato ad indossare, per dedicarci (e concentrarci) sul piacere semplice è puro della fotografia.
Io vivo la X100 come una macchina molto meditativa, ho trovato il piacere più grande nell’usarla in manuale, senza cavalletto, senza filtri, senza niente, con messa a fuoco automatica (cercate sempre una zona di contrasto sul soggetto per aiutare l’autofocus, che non vincerà il campionato del mondo di perfezione…): ci si immerge in una scena, la si vive, la X100 è già pronta, ed al momento giusto un impercettibile click ferma l’attimo per sempre. Punto.
Altro non fa, se non fare dei files splendidi, inclusi i JPEG, che ho sempre odiato dal profondo (chi mi conosce sa bene che ho cercato di portare in parlamento più volte il CAUEDJ — Comitato Anti Uso E Diffusione Jpeg.… ) ma con l’opzione di simulazione Velvia nel menu faranno la felicità di chi ha amato questa pellicola…
E personalmente mi trovo benissimo ad usare la X100: solo la macchina a mano libera, nessun orpello o accessorio di troppo (beh, giusto il paraluce, che non guasta mai…) Che dire in conclusione? sono innamorato perso di questo oggetto: non è perfetta, è perfettibile, ma la libidine di girare con una macchina che sembra quella del vecchio zio (in un locale di New York dove stavo fotografando un concerto una signora sulla cinquantina si è avvicinata e ha detto: guarda! anche mio padre aveva quella macchina da giovane!!) leggera, con un ottica veloce (f 2.0) regge tranquillamente anche 1600 Iso e con qualche accortezza i 3200 Iso, i files sono splendidi e non fanno per niente rimpiangere la reflex. Fintanto che non dovete fare della macro, usare dei grandangolari spinti, o usare delle ottiche lunghe. La mancanza dello zoom non è un problema, quello l’abbiamo incorporato nelle gambe…
Un blog sulla luce e sulla fotografia, sviscerate attraverso tutorial, test, prove e news dal mondo fotografico. Con un dettaglio aggiuntivo: niente filtri e niente sponsorizzazioni, solo pareri personali e frutto di esperienza diretta. Buona lettura…