X100S prime impres­sioni d’uso

perspective image of the new fujifilm X100sDa qual­che set­ti­mana gioco con la nuova arri­vata di casa Fujifilm, la X100s. Sono stato e sono tut­tora un gran­dis­simo fan della pri­mo­ge­nita, la X100, che a mio parere ha segna­lato un punto di svolta nel set­tore foto­gra­fico, por­tando con se una ven­tata di aria fre­sca che ha smosso molti altri pro­dut­tori. E’ vero, non era per­fetta fin da subito: era deci­sa­mente per­fet­ti­bile, e Fuji si è dimo­strata molto pro­fes­sio­nale a rila­sciare tutta una serie di firm­ware update per miglio­rare la mac­china quanto più possibile.

Ma alcune limi­ta­zioni sono rima­ste ed ecco che a quasi due anni dall’uscita della capo­sti­pite della serie X, con la X100s Fuji riprende una for­mula vin­cente e la ripro­pone miglio­rata ed otti­miz­zata. Stessa car­roz­ze­ria ma un cuore tutto nuovo.

Questa non vuole essere una recen­sione det­ta­gliata, ne tan­to­meno una com­pa­ra­tiva tra la prima ver­sione e la seconda, ma sem­pli­ce­mente si vogliono ripor­tare alcune veloci impres­sioni d’uso della X100s. Per una det­ta­gliata recen­sione gli amici di riflessi foto­gra­fici stanno lavo­rando sodo per por­tare alla luce il prima pos­si­bile un minu­zioso articolo.

Tutto quello che posso dire è che per ora que­sti sono gli ele­menti che sal­tano all’occhio:

1– la mac­china è scat­tante, reat­tiva: si accende velo­ce­mente, regi­stra i file velo­ce­mente (se scat­tate la raf­fica da 6 imma­gini ed avete una scheda veloce, il buf­fer si libera imme­dia­ta­mente!), focheg­gia velo­ce­mente, anche in situa­zioni in cui la pre­ce­dente ver­sione andava in tilt. In situa­zioni di bassa luce, dove con la ver­sione non-s era impos­si­bile focheg­giare, qui si rie­sce ancora a sfrut­tare l’autofocus.

2– la qua­lità dei file, gra­zie all’arrivo della tec­no­lo­gia Xtrans, ha fatto un balzo in avanti abis­sale! forse chi già come me pos­siede una XPro1 o una XE1ci sarà già abi­tuato, ma se volete vedere il rumore dei file, chia­mate Sherlock Holmes… sarà dif­fi­cile tro­varlo! ora manca solo che gli ultimi pro­dut­tori di soft­ware (Aperture! Dxo! dove siete?!?) si degnino di imple­men­tare la con­ver­sione dei file gene­rati da Xtrans, e poi siamo a posto (Adobe lo sta già facendo, ma non sono ancora fan al 100% delle con­ver­sioni che offrono…). Il limite più grande che vedo qui è il dover cam­biare il pro­prio work­flow se non si è già utenti Adobe

3– quella che a mio avviso è la novità più grande è la messa a fuoco in manuale: ora è usa­bi­lis­sima. Rende l’autofocus quasi super­fluo. Si può pas­sare da infi­nito alla minima distanza di messa a fuoco con mezzo giro della ghiera, e soprat­tutto è assi­stita da due nuove fun­zioni Digital Split Image e Focus Peak. La prima è sostan­zial­mente le parte cen­trale dell’immagine divisa in più parti fino a col­li­mare al momento dell’avvenuta messa fuoco, come suc­ce­deva nelle mac­chine foto­gra­fi­che anni 70 e 80. Non ero fan allora, non sono fan nem­meno adesso (ma sono certo mol­tis­sime per­sone lo saranno). E’ la seconda fun­zione che per me è como­dis­sima. In sostanza il Focus Peak per­mette di vedere con un con­torno fra­sta­gliato gri­gio le aree dell’immagine su cui cor­ri­sponde il piano focale. Impossibile sba­gliare la messa a fuoco con que­sto sistema. Se pro­prio vogliamo essere pignoli, poter avere colori più “sgar­gianti” del gri­gio sarebbe un plus non da poco, ma Fuji per ora si è dimo­strata sem­pre attenta alle richie­ste e chissà che in un pros­simo firm­ware update non arrivi il regalo…

screenshot of fujifilm X100s

schermata della fujifilm X100S

La frec­cia indica come viene visua­liz­zato il piano di messa a fuoco

4– Alcuni siti hanno ripor­tato la noti­zia di una grossa per­dita i qua­lità d’immagine a tutta aper­ture, f 2. E’ vero, la IQ (image qua­lity) cre­sce dia­fram­mando di un paio di stop, ma que­sto è vero per ogni ottica al mondo. Io per­so­nal­mente non ho notato una qua­lità di imma­gine così bassa da non poterci fotografare.

5– Il fatto che non sia stato cam­biato il design, lo trovo un enorme plus: ho amato dal primo momento il design della X100, che mi ha dato due anni di emo­zioni foto­gra­fi­che inin­ter­rotte, e tro­varmi in mano con la sua evo­lu­zione sostan­zial­mente iden­tica a vedersi mi ren­derà il distacco dalla capo­sti­pite meno dolo­roso.. ;-)

Qui di seguito qual­che imma­gine rea­liz­zata con la X100s.

a worker in to his workshop

1/1000th sec, f11 1600 ISO

carpenter tools on a table

1/50th sec, f4 1600 ISO

a worker in sunlight in the doorway of his workshop

1/250th sec, f16 1600 ISO

1/250th sec, f5.6 1600 ISO

1/60th sec, f5.6 1600 ISO

1/125th sec, f4 1600 ISO

April 17th, 2013 by Gianluca Colla

Dall’idea alla rea­liz­za­zione di una foto

Ho recen­te­mente avuto il pia­cere di tenere una serata per Profoto (distri­buita in Italia da Grange) a Roma sull’uso della luce arti­fi­ciale in esterni e più in par­ti­co­lare nel repor­tage. Lo scopo era quello di mostrare come anche nel repor­tage a volte è fon­da­men­tale avere l’ausilio della luce arti­fi­ciale, quando quella natu­rale non vuole o non può essere di aiuto. Avrei ovvia­mente pre­fe­rito poter fare tale inter­vento in esterni, dove la simu­la­zione di un repor­tage è più facile, ma, come sem­pre mi suc­cede, il motto “se era facile, chiun­que lo poteva fare” si è ancora una volta rive­lato più vero che mai… infatti per vari motivi logi­stici mi sono tro­vato a foto­gra­fare in uno stu­dio com­ple­ta­mente bianco con sole luci arti­fi­ciali, con dei sog­getti da “diri­gere”: in altri ter­mini esat­ta­mente il tipo di foto che non fac­cio mai e che rifuggo sempre…

Per creare una situa­zione un tan­tino più con­sona alle mie abi­tu­dini foto­gra­fi­che, ho deciso di rea­liz­zare una pic­cola sce­no­gra­fia per ambien­tare uno o più soggetti. L’idea è quella di rico­struire un pic­colo came­rino di un circo, o per dirla all’inglese un “back­stage”, in cui un paio di abili (e paz­zoidi) gio­co­lieri si “scal­dano” prima di entrare in scena ed esi­birsi nel loro numero. Quindi ambiente cir­cense, came­rino, chia­ro­scuri molto intensi, ombre pesanti, colori saturi, luci molto dirette. Il pro­blema nella rea­liz­za­zione di tutto ciò è prin­ci­pal­mente nella logi­stica, dato che io vivo a Zurigo men­tre lo stu­dio è a Roma, è semin­ter­rato, alto solo 3 metri, e soprat­tuto, fino al giorno dello shoo­ting non ci sarei arri­vato e non mi sarei reso conto di cosa è effet­ti­va­mente fat­ti­bile in que­sta location. Per cui ho deciso di pro­ce­dere in que­sto modo:

1) crearmi io stesso un boz­zetto di quello che voglio rea­liz­zare: spie­gare a chi sta nello stu­dio di Roma quello che io ho in testa e cosa vor­rei otte­nere è dif­fi­cile, man­dare una foto ovvia­mente non è ancora pos­si­bile (lo sarà alla fine del semi­na­rio…), per cui armato di carta e rubati alcuni pen­na­relli colo­rati a mio figlio, ho fatto un paio di dise­gni fin­tanto che non ho otte­nuto quello che volevo. Questa la sce­no­gra­fia che ho deciso di rea­liz­zare (si, lo so, non sono certo parente di Michelangelo)

bozzscena

2) ho poi pen­sato che se avessi tro­vato i tes­suti presso una catena inter­na­zio­nale, avrei potuto facil­mente guar­darli di per­sona e poi comu­ni­care i codici pro­dotto a chi a Roma avrebbe prov­ve­duto all’acquisto dei mate­riali diret­ta­mente in loco, recan­dosi presso lo stesso ven­di­tore nella sede capi­to­lina. La scelta, vuoi per costi che per como­dità geo­gra­fica è caduta su Ikea (c’è un Ikea non lon­tano da casa mia ed uno non lon­tano dallo stu­dio di Roma, ma que­sto non fa troppo testo in quanto c’è un Ikea non lon­tana dalla casa di chiun­que…). Il caso vuole che i tes­suti che ho dise­gnato nel boz­zetto esi­stano real­mente… anche qui, una riprova di quello che Mike Yamashita del National Geographic  dice sem­pre: “i foto­grafi sono pagati per essere fortunati”.

3) presso lo stu­dio ci sono mon­tanti, aste, pull-up e qual­siasi altra cosa serva ad alle­stire lo sche­le­tro della scena, quindi que­sto punto non è certo un problema

4) ora, l’ultimo (anzi il penul­timo) punto da risol­vere è quello dei per­so­naggi. Sono abi­tuato a foto­gra­fare situa­zioni con le quali non inte­ra­gi­sco (o per lo meno cerco di inte­ra­gire il meno pos­si­bile), non poso pra­ti­ca­mente mai i miei sog­getti (se non per qual­che ritratto in cui chiedo di guar­dare diret­ta­mente in mac­china) e soprat­tutto non dirigo mai l’azione (d’altra parte fac­cio il foto­grafo, mica il regi­sta…). Quindi l’idea di avere dei sog­getti in stu­dio che aspet­tano che io dica cosa fare mi da ansia e sopra­tutto mi anneb­bia il cer­vello (ancora di più di quel che già è). Per cui la scelta (azzec­ca­tis­sima, con il senno di poi) è quella di coin­vol­gere degli arti­sti di strada, che sono abi­tuati a tener banco pra­ti­ca­mente in ogni situa­zioni. Tramite ami­ci­zie e giri di voce romani (Max e Ilenia mi avete sal­vato!) la scelta cade sui Calvin Clown. Meglio non si poteva spe­rare: bravi sim­pa­tici, pazienti, e … fanno tutto loro.. ;-)

5) l’ultimo punto da risol­vere? beh, ovvia­mente quello di creare, con una buona scena e dei bravi sog­getti, una bella luce…Ho posi­zio­nato alcune lam­pade di basso wat­tag­gio (per la cro­naca, il reparto luci dell’Ikea dovrebbe essere meta obbli­gata per ogni foto­grafo che voglia lavo­rare con la luce arti­fi­ciale, ci sono un sacco di luci inte­res­santi a prezzi abbor­da­bi­lis­simi) che ci rap­pre­sen­tano l’illuminazione dispo­ni­bile nella scena così come la tro­viamo quando arri­viamo per fare il nostro repor­tage… come il più delle volte suc­cede nella vita reale, la luce è tal­mente scarsa che mi debbo per forza di cose creare io stesso una luce migliore usando quella artificiale.

Poi, ho aggiunto una luce blu “di scena” che aiuti a deli­neare l’ingresso in pista e che aiuti a sepa­rare, visi­va­mente e men­tal­mente,  il came­rino dall’area spettacolo.

Per finire, facendo un lavoro a più cer­velli (i par­te­ci­panti alla serata sono stati infatti coin­volti nella deci­sione della tipo­lo­gia e del posi­zio­na­mento delle luci) siamo arri­vati ad otte­nere le imma­gini finali, deci­sa­mente più vive di quella ini­ziale ed ancor di più di un ritratto su sfondo bianco… Pur dispo­nendo di cor­rente elet­trica a volontà, abbiamo sola­mente uti­liz­zato luci ali­men­tate a bat­te­ria (i fan­ta­stici, iper affi­da­bili e non troppo eco­no­mici Profoto Pro-8A) per simu­lare in pieno un reale shoo­ting in esterni.L’unica luce non ali­men­tata a bat­te­ria è la luce blu di scena, data dal Profoto ProDaylight800 Air ed una gela­tina blu. Inoltre, con­si­de­rando che l’intento è ricreare luci forti ed intense, non abbiamo usato dif­fu­sori o soft-bank, ma solo gri­glie e snoot, pro­prio per mimare la “cru­dezza” delle luci di scena e di backstage.

Concludendo, anche que­sta ses­sione di scatti si è rive­lata in linea con quanto soste­nuto da molti (com­preso il sot­to­scritto) che le foto nascono prima nella testa che nel sen­sore, nel senso che nono­stante il mar­gine all’improvvisazione ed al tra­sporto del momento ci deb­bano sem­pre essere, è molto impor­tante (e di immenso aiuto) avere già in testa la tipo­lo­gia di imma­gine che si vuole ottenere.

E adesso che i gio­co­lieri si sono scal­dati, buono spet­ta­colo a tutti!

Profoto, Workshop, on, the, road, Hasselblad, Aproma, Grange, circo, circus, performance, artist, theater, street, giocolieri, studio Allucinazione,Profoto, Workshop, on, the, road, Hasselblad, Aproma, Grange, circo, circus, performance, artist, theater, street, giocolieri, studio Allucinazione,
October 9th, 2012 by Gianluca Colla

SFRUTTARE AL MASSIMO LA VELOCITÁ DI SCRITTURA DELLA CANON 5Dmk3

Dagli ultimi test sem­bra che l’uso delle SD card ral­lenta la velo­cità di scrit­tura della 5Dmk3.

Da ormai alcuni mesi foto­grafo in lungo ed in largo con l’ultima erede della dina­stia delle 5D, la Mk3, e debbo dire che l’ergonomia d’uso e l’autofocus giu­sti­fi­cano il salto gene­ra­zio­nale ed eco­no­mico di que­sta mac­china. Tra le varie carat­te­ri­sti­che dell’ultima incar­na­zione c’è anche il dop­pio slot per memory card, per allog­giare con­tem­po­ra­nea­mente una SD ed una CF.

Amo molto la pos­si­bi­lità di scat­tare con due schede, soprat­tutto se per­so­na­liz­za­bile come in que­sto caso, dato che tra le altre cose si può con­fi­gu­rare in que­sto modo:

1 — l’immagine viene regi­strata su entrambe le schede (la sicu­rezza innanzitutto!)

2 — su una scheda si regi­strano i raw e sull’altra i jpeg (cosa?!? jpeg? e chi lo usa più?)

3 — si usano in sequenza, quindi riem­pita la prima si comin­cia a scat­tare sulla seconda scheda senza dover cam­biare card e senza rischiare di per­dere l’attimo fuggente

Personalmente ho apprez­zato da subito il poter usare le SD, dato che il mio lap­top legge le SD (e mi rispar­mio di por­tare ed even­tual­mente per­dere un let­tore di schede CF) e ormai con le mir­ror­less o le com­patte tutti abbiamo diverse schede SD, quindi diciamo che usare le SD anche sulla Mk3 mi è parso una bella como­dità: un let­tore in meno, un porta schede in meno, e più omo­ge­neità nel workflow

A onor del vero vero fin dall’annuncio della Mk3 era stato chia­rito che lo slot SD non avrebbe sup­por­tato la velo­cità rag­giun­gi­bile dalle attuali schede SDHC, men­tre la velo­cità piena del buf­fer sarebbe stata con­sen­tita con l’uso delle CF. In prima bat­tuta ho pen­sato che fosse un limite firm­ware det­tato da ragioni di mar­ke­ting per non togliere poten­ziali acqui­renti alla serie 1, noto­ria­mente dedi­cata ed avvezza alla velo­cità pura… Poco male, rara­mente foto­grafo sport e non uso quasi mai la raf­fica, per cui non sento que­sta neces­sità, e tengo sia una CF che una SD nel corpo mac­china, usando la CF dove ho biso­gno di velo­cità di scrit­tura ele­vate e la SD per tutti gli altri casi.

Mi sono però accorto che se la SD è inse­rita nello slot, anche la velo­cità di scrit­tura della CF si “com­muta” su quella della SD, men­tre se la SD non è inse­rita e uso solo la CF la velo­cità di scrit­tura è quella mas­sima ottenibile. Volendo par­lare di numeri, se con una CF di ultima gene­ra­zione posso rag­giun­gere i 90 o 100 MB al secondo (1000x), se inse­ri­sco la SD il mas­simo che ottengo sono 20MB al secondo (133x), anche se ho una SD da 90MB al secondo (600x). Il per­ché lo ignoro, cre­devo di essere solo in que­ste mie elu­cu­bra­zioni ma (for­tu­na­ta­mente) anche Jeff Cable di Lexar ha notato que­sta stessa caratteristica. Di fatto, Canon ha dotato la Mk3 di uno slot CF che ade­ri­sce al pro­to­collo UDMA7, ed uno slot SD che NON ade­ri­sce allo pro­to­collo UHS. Questo, in sol­doni, il problema.

La solu­zione? al momento sem­bra non essere firm­ware, potrebbe essere una carat­te­ri­stica costrut­tiva della mac­china che un aggior­na­mento soft­ware non riu­sci­rebbe a cambiare. Ma c’è una solu­zione più sem­plice: se scat­tiamo sport o comun­que sequenze veloci di foto, usiamo solo le schede CF. Per tutte le altre situa­zioni, anche con la SD inse­rita, non dovreb­bero esserci grossi limiti, il buf­fer della mac­china è comun­que veloce. Provare per credere!

July 15th, 2012 by Gianluca Colla

La nuova Canon Eos 5D MkIII

Questa notte Canon ha annun­ciato la nuova 5D MkIII. A que­sto link tro­vate il comu­ni­cato stampa uffi­ciale e la serie com­pleta di tutte le (tante) nuove caratteristiche… Vorrei invece sof­fer­marmi sulla carat­te­ri­sti­che che la ren­dono (sulla carta ma spero e credo anche nella realtà) non solo un’evoluzione ma una vera e pro­pria rivolu­zione:

1– auto­fo­cus a 61 punti

diret­ta­mente cor­re­lato con quello dell’ammiraglia Eos 1Dx, non posso che dire: final­mente! anche per­chè, dicia­mo­celo sin­ce­ra­mente, l’autofocus della MkII è sem­pre stato un mezzo disa­stro, sostan­zial­mente come con­ce­zione vec­chio di diversi anni anche appena uscita la macchina

2– tro­pi­ca­liz­za­zione

non ho idea al momento di quanto sia effet­ti­va­mente tro­pi­ca­liz­zato il corpo mac­china, di sicuro miglio­rare la tro­pi­ca­liz­za­zione attuale non si fà troppa fatica… appena qual­cuno lascierà la sua nuova e fiam­mante MkIII sotto la piag­gia per alcune ore, mi fac­cia sapere come reagisce…

3– lay­out bottoni

ere­di­tato diret­ta­mente dalla 7D, anche qui non rimane che dire… era ora! a parte una dispo­si­zione che sem­bra molto razio­nale ed ergo­no­mica, c’è la pos­si­bi­lità di per­so­na­liz­zare le fun­zioni dei vari bot­toni ed asse­gnare ad essi varie fun­zioni. Non ultimo, il tasto M-Fn (per­so­na­liz­za­bile) vicino al pul­sante di scatto, praticissimo!

4 — multiexposure

non so bene il per­chè, ma le facevo in pel­li­cola ed ho sem­pre dete­stato doverle fare in Photoshop (tanto che ho quasi smesso), e soprat­tutto ho sem­pre invi­diato Nikon che da sem­pre per­mette di farlo diret­ta­mente in mac­china! adesso che Canon ho deciso di darci que­sta pos­si­bi­lità, si riparte!

5 — mirino ottico con coper­tura al 100%

ancora un grosso passo, per­so­nal­mente ho sem­pre dete­stato tro­varmi nelle foto qual­co­sina che nel mirino non vedevo… per poi dover rita­gliare via quanto in eccesso (non si fa! non si fa!) Adesso non ci sono più scuse, se l’inquadratura è imper­fetta al colpa è di chi scatta, non più del mirino…

6 — ghiera moda­lità bloccabile

ere­dità della 60D, final­mente anche i “full­fra­mi­sti” pos­sono bloc­care la ghiera di sele­zione moda­lità (P, M, Av, Tv, etc) in una posi­zione e non tro­varsi più a dover sem­pre rimet­tere su M dopo aver por­tato la mac­china in spalla per 3 minuti. In realtà si poteva far modi­fi­care ai cen­tri assi­stenza auto­riz­zati Canon anche la 5D MkII e far aggiun­gere il blocco ghiera, ma il por­ta­fo­glio si sarebbe svuo­tato di 100 talleri…

7 — dual slot

si, è vero, siamo tutti dei veri foto­grafi e non scat­tiamo mai con le com­pat­tine… giu­sto? quindi nes­suno di noi ha delle schede SD in casa, giu­sto? dai, diciamo la verità, con il set­tore di mac­chine pic­cole e per­for­manti, ormai abbiamo tutti un secondo (o terzo o quarto, come nel mio caso) corpo o sistema che usa le SD, quindi, eccoci ser­viti! dop­pio slot, uno per CF ed uno per SD, cosi se qual­cosa va storto con la prima scheda abbiamo diret­ta­mente un back up sulla seconda, oppure una volta riem­pita la prima si comin­cia a regi­strare sulla seconda.. e via cosi con fun­zioni per­so­na­liz­za­bili! (ma mi rac­co­mando, non usiamo la seconda per regi­strare i jpeg! non vogliamo i jpeg!)

8 — head­phone jack

forse ai più que­sta novità pas­sata inos­ser­vata, ma per chi fà video è una rivo­lu­zione, rispar­mia attrez­za­ture costose ed ingom­branti per meglio gestire l’audio (anche qui, diciamo la verità, la MkII ha una gestione dell’audio limi­tata e irri­tante) e per­mette un moni­to­rag­gio del suono regi­strato molto migliore e più preciso

Ci sono anche altri annunci con­te­stuali a quello della 5D, un nuovo flash radio-controllato, un nuovo modulo di con­trollo remoto flash, un modulo GPS, un nuovo bat­tery grip ed un tra­smet­ti­tore WIFI.… a breve altre news più dettagliate…

Di solito si dice la sera, ma in que­sto caso vale la pena di dirlo anche di mat­tina: sogni d’oro!

March 2nd, 2012 by Gianluca Colla

National Geographic Seminar e David LaChapelle

Probabilmente qual­cuno di voi si sta già chie­dendo cosa pos­sano avere in comune il semi­na­rio annuale del National Geographic (una sorta di raduno della “tribù” di foto­grafi della rivi­sta sparsi per tutto l’anno in tutto il globo) ed un foto­grafo alta­mente “moda­iolo” ed oni­rico come David LaChapelle?

E’ esat­ta­mente quello che mi sono chie­sto anche io quando ho rice­vuto a fine 2011 l’invito per il semi­na­rio annuale, ed ho visto sulla coper­tina una foto di LaChapelle. D’altra parte, rap­pre­senta tutto quello che non mi piace nella foto­gra­fia e nell’etica foto­gra­fica, e l’ho sem­pre con­si­de­rato agli anti­podi del genere foto­gra­fico che amo che è invece rap­pre­sen­tato dal National Geographic.

Cosi, quando la set­ti­mana scorsa ero a Washington, ed il semi­na­rio giun­geva quasi alla fine con l’arrivo di LaChapelle (era infatti l’ospite in chiu­sura della gior­nata) stavo quasi per lasciare l’auditorium (altri amici foto­grafi che non vedevo da tempo erano già usciti e si incon­tra­vano ad un pub)… ma poi per un qual­che motivo sono rima­sto. E sono ben con­tento di averlo fatto. Mai e poi mai giu­di­care le appa­renze: me lo dico sem­pre, ma qual­che volta ci cado, e que­sto è il clas­sico esempio.

Quello che mi aspet­tavo essere un fri­volo e viziato foto­grafo di moda, si è rive­lata invece una per­sona con una intel­li­genza acuta, una vasta cul­tura (foto­gra­fica e non) una grande sen­si­bi­lità ambien­tale , un senso dello humor raro e con una grande pro­fon­dità di pen­siero die­tro ad ogni foto­gra­fia (indi­pen­den­te­mente dal fatto che le foto piac­ciano o meno)

Quando le sue inter­pre­ta­zioni comin­cia­vano a diven­tare fasti­diose per alcuni edi­tori (non so se qual­cuno ricorda le sue inter­pre­ta­zioni “bla­sfeme” della vita di Gesù) e per non per­dere libertà crea­tiva, David ha avuto il corag­gio di stac­care con il mondo edi­to­riale e della moda per riti­rarsi a foto­gra­fare solo ed esclu­si­va­mente su pro­getti personali.

Le sue foto non nascono da ore e ore di ela­bo­ra­zione in Photoshop (non che que­sto sia total­mente assente nel pro­cesso pro­dut­tivo…) ma da ore e ore di cer­to­sina pre­pa­ra­zione dei set e delle luci, dove ogni più minimo det­ta­glio viene curato da un equipe di nume­rose per­sone. Ha lasciato tutti di stucco mostrando il video di back­stage della sua inter­pre­ta­zione della Pietà (Heaven To Hell) in cui è tutto pre­pa­rato dal vero!

Le sue foto, anche se a volte all’apparenza ecces­sive e “leg­gere” in realtà hanno a monte una grande con­cet­tua­lità ed un forte valore di denun­cia, e nascono con una minu­ziosa ricerca a monte di infor­ma­zioni. E qui viene la parte più bella. Una delle fonti di ispi­ra­zione più forte per LaChapelle è pro­prio il National Geographic. Il suo ritratto di Marilyn Manson è ispi­rato dalla famo­sis­sima foto della bam­bina afghana di Steve McCurry, la serie di ritratti sott’acqua Awakened è ispi­rata dalle foto delle balene di David Doubilet, la sua imma­gine Rape Of Africa con Naomi Campbell, forse una delle più famose, è ispi­rata dal ser­vi­zio sull’oro di Randy Olson. Chi l’avrebbe mai detto? io no di sicuro, fer­man­domi alle appa­renze. E dal semi­na­rio ho com­ple­ta­mente riva­lu­tato il lavoro di LaChapelle.

Aveva ragione Vince Musi, un altro bra­vis­simo foto­grafo del NG, che mi ha sem­pre detto “stu­dia il lavoro dei foto­grafi che non ami e cerca di capire per­ché non li ami, e que­sto ti farà cre­scere come fotografo.”

Come vor­rei averlo ascol­tato prima!

January 23rd, 2012 by Gianluca Colla

La foto più costosa di sempre

Dopo aver par­lato di quella che è la foto più vista di sem­pre, que­sta è la foto che la set­ti­mana scorsa, presso la cele­bre casa d’aste Christie’s ha rag­giunto il prezzo più alto di ven­dita di sempre.

la foto più costosa di sempre

L’autore è Andreas Gursky, e la foto è andata ad un com­pra­tore ano­nimo per 4,34 milioni di dol­lari, supe­rando cosi il record (recen­tis­simo) dello scorso mag­gio in cui una foto di Cindy Sherman è stata ven­duta per 3.89 milioni di dollari.

Ora, a pre­scin­dere dal fatto che la foto piac­cia o meno, dato che è una que­stione pura­mente per­so­nale, que­sta noti­zia porta a riflet­tere sullo stato della fotografia.

E’ vero che ci sono stati, e ci sono tut­tora, molti cam­bia­menti che hanno por­tato alla morte di alcuni set­tori della foto­gra­fia ed alla sostan­ziale ridu­zione della “fetta di torta” per molti foto­grafi professionisti. E’ vero che i bud­get non sono più quelli di un tempo e che si deve fare molto di più per molto di meno.

Ma è anche vero che la foto­gra­fia è oggi con­si­de­rata quasi alla stre­gua delle altre forme d’arte (e le quo­ta­zioni rag­giunte da certe foto­gra­fie ne sono la prova), così come è vero che oggi più che mai in certi set­tori della foto­gra­fia si inve­stono cifre fino a poco tempo fa impen­sa­bili, così come è vero che i cam­bia­menti non vanno solo visti come per­dite ma soprat­tutto come grandi opportunità.

Detto in altri ter­mini: prima di spa­rare a zero (come ha fatto la mag­gior parte della comu­nità foto­gra­fica sui vari canali online) su imma­gini come quella di Gursky, doman­dia­moci come ha fatto l’autore a crearsi un nome, una cre­di­bi­lità, e per­ché la sua visione del mondo (del Reno, in que­sto caso) sia tanto quotata.

Chi sa la rispo­sta dell’ultima domanda, me la potrebbe inviare via email ?…

November 22nd, 2011 by Gianluca Colla

Concorsi foto­gra­fici con bufala inclusa…

Un nuovo video (uti­lis­simo) dall’instancabile Roberto Tomesani di Tau Visual, sui concorsi-bufala che al momento popo­lano e sfrut­tano i social network.

November 21st, 2011 by Gianluca Colla

Pennellare con la luce

Spesso l’uso del flash viene visto come fumo negli occhi da molti foto­grafi: è vero che ci sono alcune regole da sapere, e negli arti­coli che vedremo nelle set­ti­mane suces­sive molte saranno spie­gate attra­verso esempi. Oggi, quasi per invo­gliare i detrat­tori del flash, vediamo la tec­nica del “light pain­ting” che lascia mas­sima libertà espres­siva ed è molto diver­tente da rea­liz­zare (in fondo foto­gra­fiamo per diver­tirci no?).

Abbazia di San Galgano in Toscana

Pennellare con la luce, dall’inglese light pain­ting, è un ter­mine molto gene­rico che indica una tec­nica per illu­mi­nare sog­getti bui (o quasi) con una sor­gente di luce: può essere una lam­pa­dina, una can­dela, una tor­cia, un flash (da stu­dio o por­ta­tile, come nell’esempio di que­sto post) i fari di una auto… insomma, quello che volete! E’ il foto­grafo stesso a illu­mi­nare il sog­getto durante pose piut­to­sto lun­ghe, che vanno da alcuni minuti a sva­riate ore, quindi è fon­da­men­tale l’uso di un trep­piede e di un cavetto di scatto remoto (per non far vibrare la mac­china pre­mendo il pul­sante di scatto). Per i veri “light pain­ter” non sono ammesse post-produzioni in soft­ware di foto ritocco, si fa tutto in macchina!!

La foto che vedete è rea­liz­zata in un abba­zia a cielo aperto in Toscana, dove è pos­si­bile (almeno lo era quando ho rea­liz­zato la foto nel 2002) acce­dere 24 ore su 24. L’illuminazione arti­fi­ciale della chiesa era attiva fino a mez­za­notte (l’ho sco­perto per­chè ho dovuto aspet­tare 4 ore che si spe­gnesse l’illuminazione…) e da un lato è stato un bene in quanto mi ha per­messo di sce­gliere senza troppo fatica l’inquadratura che avrei voluto ottenere.

Poi, una volta spenti i potenti fari, è comin­ciato il bello del gioco… quindi, mac­china su trep­piede, bassa sen­si­bi­lità iso, posa B (se il sog­getto non è illu­mi­nato, potete lasciare l’otturatore aperto sva­riati minuti / ore che non cam­bia nulla) e con la sor­gente di luce pre­scelta (in que­sto caso un mitico flash Vivitar 285 HV) ho comin­ciato ad illu­mi­nare tutta la chiesa, arcata per arcata, pezzo per pezzo…

Considerato che la para­bola del flash non è molto gran­dan­go­lare, copre all’incirca l’angolo di un 35mm, ci sono voluti 2/3 colpi di flash per arcata (se non ricordo male ci sono 7 archi per lato, più i due archi alla fine delle navate late­rali, più il muro in fondo alla chiesa, più i colpi di flash per illu­mi­nare la zona dell’altare): il flash era a piena potenza, quindi tra un lampo e l’altro dovevo anche aspet­tare la rica­rica com­pleta (ho anche cam­biato almeno un set di bat­te­rie) e fra una cosa e l’altra quasi un oretta ci è voluta tutta per illu­mi­nare la chiesa…

Abbazia di San Galgano dettaglio fotoA tratti mi anno­iavo anche un pochino, ed è per que­sto che ho messo qual­che “fir­metta” qua e la, giu­sto per diver­tirmi con pose più pla­sti­che (vedi ingrandiment0)

Ora, finito l’illuminazione via flash, avrei anche potuto chiu­dere l’otturatore, e con­si­de­rare di aver pen­nel­lato abba­stanza, ma ho pen­sato di fare qual­cosa in più: ho lasciato altre 5 ore l’otturatore aperto (con l’abbazia buia) in modo che nel cielo venisse regi­strato il moto delle stelle (per essere pre­cisi, il moto della terra) e si gene­ras­sero quindi i cer­chi con­cen­trici che si vedono nella foto.

Dal lato tec­nico, ho usato un 14mm fisso Canon (ottica mera­vi­gliosa e oltrag­gio­sa­mente cara: la uso si e no 2 volte all’anno, ma quando la uso bene­dico di essermi inde­bi­tato per com­prarla), il dia­framma impo­stato su 5.6, un tempo di circa sei ore e il flash a piena potenza (avevo fatto alcuni cal­coli prima di scat­tare che impo­stando il dia­framma a 5.6 avrei dovuto usare tutta la potenza del flash)

Più volte mostrando que­sta foto mi è stato chie­sto di sper­giu­rare che non ci sia post-produzione in digi­tale, e con (non lo nascondo) un minimo di fie­rezza rispondo sem­pre che la foto è scat­tata su Velvia 50… il verde del cielo che si otte­neva come con­se­guenza del difetto di reci­pro­cità lo con­ferma (chi è della “vec­chia scuola” sa di cosa parlo)

A pre­scin­dere dai risul­tati della foto, la parte più bella sono state le cin­que ore in cui ho aspet­tato che si regi­stras­sero le stelle, passate a dor­mire (per­lo­meno a pro­varci) nell’ambiente sug­ge­stivo di una abba­zia a cielo aperto, buia, iso­lata e mezza diroc­cata, in attesa che si com­ple­tasse le foto: è un espe­rienza mistica, la sug­ge­ri­sco caldamente!

September 6th, 2011 by Gianluca Colla